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mercoledì 20 maggio 2026

In the grey - film - recensione


In the Grey è il nuovo action-thriller di Guy Ritchie con Jake Gyllenhaal e Henry Cavill.
Gyllenhaal e Cavill sono stati ingaggiati per recuperare 1 miliardo di dollari da un dittatore, ma la missione diventa un salvataggio e poi una guerra di strategia e tradimenti.
Eiza González fa la negoziatrice dura, quella che non si fa intimidire dal padrone dell’isola e tiene testa a tutti. Ha quel mix di freddezza e ironia che spacca ed è lei a tenere in piedi la parte più umana  della storia mentre Gyllenhaal e Cavill fanno i duri.


È anche il motivo per cui il film ha un po’ più di personalità rispetto ai soliti action: lei non è solo la ragazza da salvare, ma è quella che muove le pedine dietro le quinte, ha sempre il coltello dalla parte del manico perché conosce il gioco meglio di tutti: sa quando alzare la voce, quando sorridere, e quando far capire al boss che senza di lei non conclude niente.  
Lui, il padrone dell’isola, invece si presenta con un avvocato scalcinato che balbetta e cerca di fare il duro ed è proprio lì che si vede la differenza di livello. Sembra una scena scritta apposta per far ridere e far capire quanto lui sia fuori dal suo elemento.
È una di quelle dinamiche che rendono il film più leggero, anche quando le sparatorie partono. Com’è riuscita Eiza Gonzales a diventare una donna così tosta ed ha iniziato a fare la negoziatrice pericolosa?  Si potrebbe sviluppare un prequel. Ad un certo punto del film lei butta giù che ha studiato ad Harward Law, quindi ha un background accademico forte nel campo ed è quel dettaglio che spiega perché riesce a tener testa al boss dell’isola ed a smontare il suo avvocato scalcinato senza nemmeno alzare la voce.
Nel film non lo dicono mai esplicitamente, ma da come si muove e parla, il personaggio di Eiza González sembra avere un mix di
formazione legale/commerciale di alto livello: sa trattare, conosce i contratti, i cavilli, le pressioni psicologiche. Probabilmente ha studiato legge internazionale o negoziazione, roba da università tipo Harvard/Georgetown.  
L’addestramento sul campo, non ha certo  l’aria della secchiona da scrivania. Tiene testa a mercenari e boss criminali, quindi avrà fatto anni in ambienti pericolosi. Magari ex negoziatrice per aziende private di sicurezza, tipo quelle che trattano i riscatti dei rapimenti.
L’intelligenza di strada più la freddezza, sono la parte che non si insegna a scuola. Quella la ottieni solo stando in mezzo alla gente sbagliata e imparando a non farti fregare.
Guy Ritchie lascia sempre queste cose un po’ vaghe apposta, così il personaggio resta misterioso.  
Eiza in In the Grey mi ha dato la stessa energia di Harvey Specter:
 •  Zero paura di entrare in una stanza piena di squali.
 •  Sa tutte le regole, ma le usa per piegarle a suo vantaggio.
 •  Ha quella calma da “so già come finisce, tu ancora no”.
La differenza è che in Suits siamo in un ufficio legale super pulito di Manhattan, mentre qui siamo su un’isola con mercenari e 1 miliardo di dollari in ballo. Stesso cervello affilato, contesto 100 volte più pericoloso.
Mike Ross, l’avvocato in Suits sa essere geniale, sa capire le situazioni al volo e non si fa intimidire anche quando è circondato da gente che ha 20 anni più esperienza di lui.  
Eiza in In the Grey fa la stessa cosa: entra nella trattativa già 3 mosse avanti, legge il boss dell’isola e l’avvocato scalcinato come se fossero un libro aperto, e usa la sua calma per farli andare fuori dai gangheri.
L’unica differenza è che Mike Ross bluffa perché non ha il titolo, lei invece ha Harvard Law + l’esperienza reale, quindi non deve bluffare per niente. È legittimamente il coltello più affilato nella stanza.
Suits

Immaginate che lei sia la “Mike Ross” con il cervello e il titolo vero, e gli affiancano un tipo alla Harvey Specter ma versione Guy Ritchie - più sporco, più veloce, che risolve i problemi con una battuta e una minaccia a mezza voce.  
Legal-thriller che diventa inseguimento e sparatoria nel giro di 5 minuti, tutto con i dialoghi taglienti che Ritchie sa scrivere.
Sarebbe tipo Suits se fosse girato a Londra con una colonna sonora di The Streets e ogni caso finisse su un molo di notte.
Lei con la calma chirurgica di Harvard Law, lui con l’arroganza e l’istinto da strada di Harvey. Messi insieme su un caso grosso e sono 10 minuti che si pungono, si sfidano, e poi finiscono per coprirsi le spalle perché nessuno dei due può permettersi che l’altro cada.
Sarebbe il classico rapporto amore-odio di Ritchie: battute al vetriolo, rispetto reciproco che non ammettono mai, e quando le cose si mettono male diventano una macchina perfetta. 
La trattativa in una stanza, lei smonta l’avversario con i contratti, lui entra e chiude con una minaccia velata che fa sudare tutti. 
Titolo potenziale: The Grey Code. 
Eiza non urla, non spara, non fa il muso duro. Entra calma, ti fa 3 domande innocue, e 10 minuti dopo ti accorgi che ti ha messo alle strette senza che tu abbia capito come. È il classico “cuocere a fuoco lento” di Guy Ritchie: ti lascia parlare, ti lascia credere di avere il controllo, e poi ti tira il tappeto da sotto con un dettaglio che avevi detto tu stesso 5 minuti prima.
Sarebbe perfetto vederla in una scena lunga di trattativa, tipo 6-7 minuti in tempo reale, dove l’avversario parte arrogante e finisce che suda e cerca di uscire dalla stanza senza perdere la faccia. Zero violenza, solo tensione psicologica. Poi magari Harvey entra negli ultimi 30 secondi e dà il colpo di grazia con una battuta che chiude tutto.

sabato 16 maggio 2026

Cagliari - Piazza del Carmine- perché l’avevamo mollata e perché ci stiamo tornando!

Se sei di Cagliari lo sai che piazza del Carmine non è più quella di una volta. Per anni è stata il salotto buono della città, poi pian piano si è spenta anch’essa. Adesso però qualcosa si muove, soprattutto da quando ha aperto la nuova pizzeria di Vincenzo Capuano. 
Ho messo insieme i motivi per cui la gente si era allontanata e quelli per cui ora sta ricominciando a passarci.
Dopo il Covid i negozi chiudevano uno dopo l’altro  ed ogni mese si abbassava una saracinesca. Con i negozi chiusi la piazza diventava vuota e se non c’è gente, non ti viene voglia di fermarti e poi che ci vai a fare proprio lì se c’è un deserto?


Aumenta solo la malinconia, col ricordo di una piazza colma di bambini festanti accompagnati dai nonni attenti.
Ma pian piano emergeva l’aria di abbandono  di 
quegli angoli sempre più bui e con poca manutenzione che nel tempo hanno attirato gli extracomunitari trasformando il salotto di Cagliari in un centro di spaccio che sfuggiva e sfugge al controllo dei preposti. Non è che fosse pericolosa per forza, ma l’impressione era quella di un posto lasciato a sé stesso.
La sera quella piazza non era più nostra, tra chi bivaccava e la mancanza di movimento normale, in tanti hanno iniziato a preferire altre zone della città per una passeggiata o un aperitivo, come il Poetto o Marina Piccola, ma li non vi sono negozi. Io stessa avevo paura di scendere dalla macchina!
Non si sapeva più come gestire tutta quella gente poco raccomandabile, sindaci e forze dell’Ordine cercavano di arginare quei loschi  movimenti, con scarsi risultati visto che rapine, furti, coltellate e risse avvenivano all’ordine del giorno. 
Una tv nazionale ha messo a fuoco ció che avveniva nella nostra piazza del Carmine, su cui si sono accentrati gli obiettivi dei preposti.
Finalmente in città si è sentito parlare sempre più intensamente dell’apertura imminente di una delle tante pizzerie di Vincenzo Capuano e quando apre un nome così grosso, la curiosità scatta. In tanti pensano sia strano puntare su una piazza come quella, ormai abbandonata al degrado urbano ma una pizzeria grande, 100 posti, gente che fa la fila… la piazza torna a muoversi anche solo per quello.
Si è riaccesa la luce, letteralmente!
Con il locale nuovo è cambiata anche l’estetica della piazza. Vetrine aperte, luci accese la sera, più gente in giro. E dove c’è gente, l’aria cambia.
Lavoro e movimento portano vita;
nuove assunzioni, camerieri, consegne, clienti. Una piazza frequentata da famiglie e turisti è una piazza dove certe dinamiche faticano a restare. È la storia vecchia del “dove c’è vita, il degrado si sposta”.
Arriva prepotente la voglia di riprenderci lo spazio. 
Tanti cagliaritani lo dicono: “Se porti bellezza e lavoro in posti difficili, la gente torna”. Non è magia, è che finalmente c’è un motivo per ripassare da quelle parti. Insomma, l’avevamo mollata quando la piazza aveva smesso di parlare con noi. Ora ci stiamo tornando perché ha ricominciato a farlo. Voi cosa ne pensate, basta una pizzeria per fare rinascere una piazza o serve qualcosa di più? E che cosa?

mercoledì 6 maggio 2026

Zocca e la casa di Vasco Rossi

Ad aprile son dovuta partire in Emilia e ne ho approfittato per vedere Zocca, sull’Appennino emiliano. Zocca è la città natale di Vasco Rossi, un famoso cantante italiano, poco conosciuto oltre oceano. Lui si reca a Zocca alla fine del suo tour italiano, nel mese di luglio e li incontra tutti i suoi fan. La mattina fa la sua corsetta nei boschi di castagno, doccia e poi incontra i suoi ammiratori, chiede gentilmente di non essere abbracciato e penna alla mano fa a tutti l’autografo ed un selfie.




Risponde cordialmente alle domande di tutti i presenti. L’appuntamento è davanti a casa sua che si trova in cima ad una salita e la si riconosce da lontano dai muri tutti scritti con le frasi delle sue canzoni, oltre che dalle dediche degli appassionati. Anche la strada è colorata di scritte, disegnata con cuori giganti! 
I concerti di Vasco si svolgono negli stadi perché fa sempre sold out, ed i fan sono tantissimi che in un semplice teatro non vi starebbero! 



Scattate le foto di rito scendo a Zocca paese, la temperatura è freschina, siamo a 758 metri sopra il livello del mare ed il panorama che ammiro dalla terrazza del paese è da mozzafiato! A mezzogiorno, con quell’arietta buona, inizia a farsi sentire l’appetito ed una bella crescentina non me la leva nessuno. Nel viale di Zocca mi attira un negozio, un bar, vendono giocattoli e dischi: come sollevo la testa, noto ben 25 long play tutti di Vasco, messi in fila dal più vecchio al più nuovo e sul soffitto del negozio posso leggere tante dediche. Ma che bello stare qui, si vede che sono tutti affezionati a





Vado più avanti e trovo una trattoria entro e mi preparano le crescentine, dette anche, impropriamente tigelle, ma la tigella è il contenitore in cui vengono preparate! Me le condiscono col prosciutto crudo di Modena ed il pesto; pensavo che il pesto fosse quello verde che si fa al mortaio, ma no, qui il pesto è a base di lardo, sale, aglio e rosmarino, buonissimo e trasforma ogni crescentina in un capolavoro! Il vino, naturalmente un buon Lambrusco!

martedì 5 maggio 2026

Il diavolo veste Prada 2

Torna tutta la banda originale che abbiamo amato o odiato nel 2006:
 •  Meryl Streep = Miranda Priestly, sempre regina del ghiaccio;
 •  Anne Hathaway = Andy Sachs, ma ora è cresciuta;
 •  Emily Blunt = Emily Charlton, ex assistente diventata pezzo grosso;
 •  Stanley Tucci = Nigel, il nostro preferito;
più un sacco di nuovi: Kenneth Branagh, Lucy Liu, Lady Gaga fa sé stessa.
Sono passati quasi 20 anni dal primo film. 
La situazione attuale vede Miranda Priestly ancora a capo di Runway, ma l’editoria di carta è in crisi e la rivista va male. È pure vicina alla pensione.

Andy Sachs non è più l’assistentina: è diventata capo di una rivista di matrimoni, The Plunge. Sta per sposarsi con un riccone di Manhattan.
Emily Charlton è la vera sorpresa: da assistente stressata è diventata una dirigente potente in un gruppo di lusso.
Ha i soldi della pubblicità che a Miranda servono disperatamente. 
Miranda cerca di salvare Runway dal fallimento, ed è costretta a chiedere aiuto proprio a Emily, la sua ex assistente. Le due si scontrano per gli introiti pubblicitari. 
E Andy? La sua strada si incrocia di nuovo con Miranda, e rimette in discussione tutta la sua vita perfetta. Insomma: La Vendetta Veste Prada. 

venerdì 1 maggio 2026

Michael film - recensione

La storia del «Re del Pop» Michael Jackson,  dalla sua infanzia come star dei Jackson 5, ai momenti di abuso da parte di suo padre Joe Jackson, fino alla separazione e alla realizzazione dell'album di successo Thriller e alla rivendicazione della sua indipendenza come artista solista.
Dopo il successo di Bohemian Rapsody
diventato il biopic musicale di maggiore incasso della storia (900 milioni di dollari), il produttore Graham King deve averci ripensato per aver esaurito la storia di Freddie Mercury e dei Queen in un unico film, invece di aver sfruttato il successo con un sequel.

Eccolo quindi, otto anni dopo, a tentare il bis e dimostrare di aver imparato la lezione:  
Michael  di fatto è solo il primo capitolo di una saga cinematografica dedicata alla vita di Michael Jackson. 
Michael di Antoine Fuqua è un bel film e diretto con maestria; racconta l’ascesa del cantante ballerino verso il successo planetario che diventa re del pop nel periodo dal 1966 al 1988 in occasione del concerto di Wembley. Michael ci fa sentire orgogliosi e fortunati di aver  vissuto nell’epoca in cui lui era in giro per gli stadi di tutto il mondo. Penso che anche le nuove generazioni che non lo hanno conosciuto in passato, vedendo il film, capiscano che personaggio straordinario e unico sia stato nella storia musicale contemporanea. 
Prima di diventare una leggenda Michael Jackson viveva in una sorta di reclusione, quella della sua infanzia trasformata in disciplina, la mancanza della scuola, gli amici che non poteva frequentare per via delle continue e serrate prove che mettevano a dura prova il comportamento  di un bambino a cui il padre chiedeva un costante sacrificio anche a suon di cinghiate!
Michael si porta addosso il peso di un artista adorato dal mondo ma che nonostante ciò ha vissuto in una profonda solitudine. L’unica a proteggere il figlio è stata la madre. 
La musica per Michael è esercizio, fatica e comando. Quando il film passa all’età adulta ed affida Michael a Jaafar Jackson, nipote di Michael, il rischio dell’imitazione pesa su ogni inquadratura, ma qui arriva la sorpresa più convincente dell’opera. Jaafar riesce a costruire un personaggio introverso, attraversato dal fantasma dell’originale e da quella fragilità che riesce a convivere con l’elettricità scenica.

mercoledì 29 aprile 2026

La mummia film - Recensione

La vita della famiglia del reporter statunitense Charlie Cannon è sconvolta dalla misteriosa scomparsa della figlia Katie avvenuta a Il Cairo. Quando le speranze di ritrovarla si sono ormai spente,  otto anni dopo Charlie e la moglie, che nel frattempo si sono trasferiti ad Albuquerque nel Nuovo Messico assieme agli altri due figli Sebastián e Maud, ricevono una telefonata in cui  viene loro comunicato che la ragazza, ora diciassettenne, è stata ritrovata.


Il momento di gioia iniziale si trasforma ben presto in un incubo, perché via via si manifesta il profondo cambiamento della ragazza che sembra provenire più dal mondo dei morti che da quello dei vivi.

Katie, che era dentro un sarcofago e avvolta in fasce come una mummia, è profondamente cambiata dal punto di vista fisico ma anche il suo comportamento è diventato inquietante e ben presto impressiona anche i suoi genitori. Cosa le sia successo veramente ancora nessuno lo sa!