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martedì 4 agosto 2026

Le maree in Cornovaglia 18)


Le maree di Plymouth mi hanno insegnato 2 cose:  
che la spiaggia può sparire,
che dietro al mare ci sono storie vere.
Ho sentito raccontare tante storie sulle maree; diversi anni fa, i ragazzi per guadagnare qualche soldino, andavano a raccogliere pattelle durante la bassa marea e le portavano ai baroni del castello di Mont St Michael.  
Coltello a lama fine, colpo secco per staccarle dagli scogli e venivano pagati a peso.  
Il problema era che la marea sale in fretta e spesso quei giovani non facevano in tempo ad uscire dall’acqua e mettersi in salvo, così o restavano incastrati tra le pietre o morivano affogati.
Per questo oggi la raccolta è regolata da norme rigide locali.  
Orari, zone, attrezzi. Tutto legato indissolubilmente alla marea.
Il mare è meraviglioso. Ti regala paesaggi, frutti, storie.  

Ma comanda lui.  
Rispettalo. Informati. Non avere fretta.  
Perché la cosa più preziosa da portare a casa non sono le pattelle... è tornare a casa.
Se vai in zone di marea, chiedi sempre le regole locali.  
Il mare va ascoltato prima di tutto.

Plymouth gin 17)


Storia lampo del gin che nacque  in Olanda nel 1600 come medicina per curare disturbi digestivi, si chiamava genever.
Il gin tonic veniva usato dai soldati contro la malaria. Si chiamava "rovina delle madri";
gli inglesi lo portano a Londra e diventa "gin", come passare da una  medicina amara a re dei cocktail.
Il "gin tonic" nasce perché i soldati inglesi in India mischiavano il gin al chinino per la malaria.
Il ruolo del chinino, un alcaloide naturale potente usato per curare la malaria veniva estratto dalla corteccia dell’albero di cinchona.
I soldati dell’esercito britannico di stanza in India, dovevano assumere chinino come profilassi ed essendo estremamente amaro, usavano scioglierlo in acqua gassata e zucchero, dando così vita all’indian tonic. 
In epoca vittoriana si chiamava "Madre's Ruin" = la rovina delle madri.



Il ginepro, la base del gin, qui a Plymouth se lo procurano in Sardegna, è una bacca, non una spezia. E fa bene... ma l’abuso fa arrivare la carie!
La rovina delle madri era il soprannome che si diede proprio al gin di cui parlavamo prima, in Inghilterra nel ‘700.
Perché quel nome?
Nel 1700 a Londra c’era una vera e propria "gin mania", era super economico da produrre, fortissimo, e si vendeva a pochi spicci in strada.
Il problema è che lo bevevano tantissimo anche le donne, molte erano madri giovani e povere.




La satira dell’epoca e i disegni dell’artista William Hogarth come Gin Lane accusavano il gin di:
Rovinare le famiglie, tante donne lo preferivano al cibo e trascuravano i figli; 
aumentare la mortalità infantile perché le madri  allattavano ubriache o vendevano gli abiti dei bambini per comprarlo;
Degrado sociale, ubriachezza, criminalità, povertà; 
Da lì nacque lo slogan "Gin: Mother's Ruin", "La rovina delle madri".
In quale contesto storico ci troviamo?
Inghilterra, 1720-1751. Il "Gin Craze".
1700: il governo inglese aveva tassato poco l’alcol distillato per colpire l’importazione di brandy francese. Risultato: tutti hanno iniziato a distillare gin in casa;





1720-1740: a Londra si bevevano 11 litri a testa all’anno. C’erano più distillerie che panetterie.
1743: fu così grave che il Parlamento fece i "Gin Acts" per tassarlo e limitarne la vendita.
1751: con tasse più alte e controlli, il consumo calò e la situazione migliorò.
Quindi era diventato un problema sociale reale, legato a povertà + alcol facilissimo da trovare + zero regolamentazione. Per "ripulirsi" da quella fama, distillerie come quella di Plymouth hanno iniziato a puntare sulla qualità, sulle botaniche, sul gusto lento. Da "bevanda dei poveri" a prodotto artigianale.
Insomma, il gin ha avuto una gioventù turbolenta!
"Come ho capito che stavo bevendo il gin sbagliato"
A Plymouth ho fatto la figura della turista.  
Ho scambiato il gin pregiato per sciroppo per le crêpes ed ho rimediato una figuraccia! 
Estate, Plymouth. Caldo, sete, e io che entro in questa distilleria fighissima del 1793.  
Tutto blu, profuma di erbe, c’è pure la nave sulla bottiglia. Molto chic.
Ho partecipato ad un corso per conoscere meglio la storia del gin.
La guida mi versa un tipo di gin in un bicchierino. Piccolo eh. Da degustazione.  
Io, genio: sorsata lunga come se fosse acqua. 
La guida mi guarda.  
Io la guardo.  
Il gin mi guarda e mi dice: "cara, io non sono sciroppo".
Risultato? 3 lezioni + 1 mal di testa che mi hanno insegnato più di 10 corsi di marketing!
Se vai di fretta, ti bruci;
Io volevo finire subito. Lui voleva tempo.  
Morale: se posti a raffica senza curare, la tua community ti guarda come la guida guardava me. "Ma che fa questa qua?"
La qualità si sente... il giorno dopo; 
Il gin scadente ti fa dimenticare tutto in 2h.  
Quello buono ti fa dire "cavolo, quando torno a Plymouth lo ricompro".  
Morale: crea contenuti che la gente vuole rivedere, non scrollare.
Le ricette vere non si cambiano per le mode,
quella distilleria ha 200 anni e usa sempre le stesse 7 botaniche. Nemmeno durante la guerra l’hanno toccata.  
Morale: trova il tuo gusto e tienitelo stretto, altrimenti diventi acqua e zucchero.
Quella bottiglia blu del gin Plymouth è così famosa che i pirati nel 1800 la usavano come moneta di scambio.  
Praticamente il Bitcoin dell’800, ma più buono.





venerdì 31 luglio 2026

Viaggio in Cornovaglia 1) - Pendennis Castle


È uno dei forti costieri di Enrico VIII del 1540, costruito per difendere l'ingresso del porto di Falmouth. La vista da lì è pazzesca eh, su tutto il Falmouth Bay. Lo fece costruire Enrico VIII nel 1540. Non era un castello "da favola" ma un forte militare vero. Ne fece 30 in tutta l'Inghilterra per difendersi dall'invasione.














Durante la Guerra Civile Inglese del 1646, fu l'ultima fortezza realista ad arrendersi. 5 mesi senza cibo, eppure tenevano botta!
Dentro si trovano sia i cannoni del 1500 sia i bunker e i riflettori della Seconda Guerra Mondiale. I tedeschi bombardavano Falmouth perché era un porto strategico.
Il suo nome viene dal celtico,
   "Pen-dinas" = "testa della fortezza". E il posto era perfetto: controlla tutto l'ingresso del fiume Fal.
È il "gemello" di St Mawes Castle
Proprio di fronte, dall'altra parte del fiume, c'è St Mawes Castle. Insieme si coprivano a fuoco. Se ti giri dal castello li vedi.


Viaggio in Cornovaglia- 16) St. Ives



Si capisce che St Ives è una località molto amata già sul treno da Penzance.
Alla stazione c’era una marea umana in attesa del treno,  poi, man mano che ci avviciniamo, tra gli alberi...
se sei seduto a destra vedi prima di tutti le spiagge: lunghe, distese di sabbia bianca.
E quel mare turchese che si confonde col cielo.
Arrivi e ti accolgono le casette colorate arrampicate sulla collina, tutte strette tra loro come a proteggersi dal vento. Sotto, il porto con le sue barche arenate dalla bassa marea, altre che dondolano piano sulla poca acqua rimasta, tutto intorno profuma di sale e di corde bagnate.

















La pioggia di stanotte ha lavato tutto. Adesso sta tornando il sole e mi dà tregua.
Flat white caldo tra le mani, tavolo con vista conquistato a forza di sguardi,
e la marea che piano risale.
Nel pomeriggio visita alla Tate St Ives, la "sorella" della Tate di Londra. Stessa arte, ma con la luce della Cornovaglia che entra dalle finestre.  
In mostra c’è Kasuba: lavora con la stoffa, e i suoi tessuti sembrano prendere il vento e i colori del mare.