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domenica 6 settembre 2026

L’assistente mortuaria - anatomia di un incubo

Mi aspettavo un film sul lavoro vero in sala mortuaria, invece è solo una notte di fantasmi e demoni in un obitorio. 90 minuti che potevano parlare di rispetto per i corpi e diventano l'ennesima storia di possessione. Peccato, l'idea era buona. 
Ma perché i film sono così vuoti di contenuti?

Secondo me sono tre cose messe insieme:
1. Nascono già come videogiochi o TikTok. Come quello che ho visto io,  prima è un videogioco dove devi solo sopravvivere una notte, poi ci appiccicano un film sopra. Non c'è una storia scritta per il cinema, c'è un'ambientazione che deve fare paura ogni 3 minuti.

2. I registi e gli sceneggiatori hanno paura di osare. Prima un film poteva dire qualcosa di scomodo, sporco, umano. Adesso devono piacere a tutti, in tutto il mondo, non offendere nessuno, passare la censura di 5 paesi diversi. Risultato: tolgono tutto quello che è succulento e resta il brodino.
3. Costano poco e li devono fare in fretta. Horror e thriller sono i più facili da fare con pochi soldi: un posto solo, luci basse, qualche trucco. Ma senza uno sceneggiatore bravo, resta vuoto.

martedì 1 settembre 2026

L’Ichnusaite - il minerale più raro al mondo è sardo e si trova a Sarroch


L'ICHNUSAITE - Il minerale più raro al mondo è sardo e sta a 15 km da Cagliari. Se volete regalare alla vostra amata un anello davvero raro, dimenticate i diamanti e regalatele un gioiello  con ichnusaite sarda. È proprio con queste parole ironiche che Robert Hazen, ricercatore della Carnegie Instituyionb for Science di Washington, ha annunciato la sua scoperta durante la presentazione dell’ultimo studio scientifico sui minerali più rari della terra. L’Ichnusaite rientra tra i circa 2500 minerali più rari al mondo, categoria rispetto alla quale i diamanti appaiono decisamente più diffusi; tuttavia non potrà mai essere incastonata in un gioiello a causa della sua estrema fragilità e delle quantità minime in cui si trova.
Non sta in Siberia, in Sudafrica o su Marte. Sta a Punta de Su Seinargiu, Sarroch. E tutta la riserva mondiale conosciuta entra in un ditale.
Nel 2013 un team di mineralogisti italiani trova qualcosa che non era mai stato visto in natura. La località è una piccola vena di molibdeno e bismuto a Su Seinargiu.
I suoi scopritori sono Paolo Orlandi (Univ. di Pisa), Cristian Biagioni, Luca Bindi (Univ. di Firenze) e Fabrizio Nestola (Univ. di Padova). Nel 2014 pubblicano tutto su American Mineralogist. 
Nel 2016 la Mineralogical Society of America lo incorona: è il n.1 tra i 2.550 minerali più rari mai censiti sulla Terra. Più raro e più "prezioso" del diamante, proprio per la quantità infinitesimale.
Il nome? Ichnusaite, da Ichnusa / Ichnussa, il nome che i Greci davano alla Sardegna perché la vedevano come l'impronta di un piede.
Insieme a lui, nello stesso buco, è nata sua sorella: la Nuragheite Th(MoO4)2·H2O — anche lei trovata solo lì. 

Perché solo in Sardegna?
Non è magia, è geologia. Per formarsi serve una combinazione quasi impossibile:
 •  molibdenite che si altera in ambiente basico e libera molibdeno
 •  xenotime-(Y) corrosa che libera torio
 •  fluidi idrotermali caldi, ricchi di elementi rari, che circolano in micro-cavità 
Solo a Su Seinargiu queste tre condizioni si sono incontrate nello stesso momento. Ad oggi, in nessun altro posto al mondo è mai stato ritrovato.
Come appare:
Dimenticate le gemme da anello. L'ichnusaite è:
 •  incolore, trasparente, tabulare
 •  fragilissimo, con sfaldatura perfetta
 •  lungo fino a 200 micron, un quinto di millimetro
 •  lucentezza perlacea-adamantina
 •  solubile in acqua, sensibile alla luce. Densità e proprietà ottiche non sono nemmeno misurabili per la quantità troppo piccola. 
A cosa serve? Si può usare?
Qui sfatiamo un mito: NO, non è un gioiello, non si indossa, non si vende.
È un minerale radioattivo naturale (contiene torio) e così delicato che si dissolve. Non si lavora come una pietra.
Il suo vero utilizzo è scientifico:
"porta nuova comprensione sulla cristallochimica dei molibdati attinidi, che possono formarsi durante l'alterazione del combustibile nucleare esaurito e influenzare il rilascio di radionuclidi in condizioni di stoccaggio" 
In pratica, studiando come la natura ha "imprigionato" il torio a Sarroch, capiamo come contenere meglio le scorie nucleari nei depositi.
Non si taglia, non si lucida. Si conserva in contenitori sigillati, al buio, in musei universitari e si studia solo con micro-diffrazione a raggi X.
La Sardegna ha mare, sole, nuraghi e l'impossibile: il minerale più raro del pianeta.

lunedì 31 agosto 2026

Film Couture - recensione


Film al femminile nella Fashion Week di Parigi. Maxine (Jolie) è una regista che scopre un tumore al seno e deve fermarsi. Ha una figlia che non si vede mai ma è sempre nei suoi pensieri. Prima di lasciare il set dà le ultime dritte per una scenografia con Ada, giovane sudanese indecisa tra Farmacia e moda.
Al contrario de "Il diavolo veste Prada", qui vince la moda di solidarietà tra donne e non l’invidia.
Messaggio bello, ritmo un po' lento e Jolie meno presente del previsto. Noi eravamo in 4 in sala, c'erano più farfalline che spettatori! 

lunedì 24 agosto 2026

La favola dell’Orecchione Sardo

C'era una volta, nelle montagne del Supramonte, un piccolo pipistrello con due orecchie giganti.
Si chiamava Orecchione e le sue orecchie erano così grandi che sentiva tutto: il vento tra le foglie, il fruscio di una falena, persino il respiro del bosco.
Orecchione era speciale, perché viveva solo in Sardegna. In tutto il mondo, solo lì. Non sapeva volare fino in America o in Africa. La sua casa era una grotta fresca e scura, vicino ai lecci nel Supramonte e vicino al lago Omodeo.

Di notte usciva e faceva il suo lavoro: mangiava le zanzare e le farfalline che facevano male agli alberi. Era come un piccolo spazzino del cielo, come una confezione di insetticida. Il bosco gli diceva grazie.
Poi arrivò l'estate più calda. Un giorno, Orecchione sentì con le sue grandi orecchie un rumore che non aveva mai sentito: scoppiettava. Era il fuoco.
Il bosco bruciava. La sua grotta diventava caldissima. Le sue amiche falene non c'erano più e lui non sapeva più come cibarsi.
Orecchione triste ed impaurito volò più lontano, ma non trovava più cibo, non trovava più fresco. E ogni anno erano sempre di meno, i suoi fratellini.
Un giorno incontrò una bambina. La bambina all'inizio ebbe un po' paura di quelle orecchie così grandi.
Ma Orecchione le disse: "Non avere paura. Io proteggo il tuo bosco. Se tu proteggi il bosco dal fuoco, proteggi anche me."
E la bambina capì che per salvare un piccolo pipistrello con le orecchie grandi, bisogna volere bene a tutta la Sardegna. 
L’Orecchione sardo, scoperto agli inizi del terzo millennio è un nuovo mammifero europeo, ed al tempo si riteneva che tutta la fauna fosse già nota e studiata da secoli. Il Plecotus sardus  l’unico mammifero endemico della Sardegna ed anche l’unico pipistrello endemico d’Italia. 

Immagini illustrative generate con IA, ispirata al Plecotus sardus - l'Orecchione Sardo





domenica 23 agosto 2026

Insidious 6 - Fuori dall’Altrove

Ieri sono andata a vedere Insidious 6 - Fuori dall'Altrove.
Il film si chiama Insidious: Out of the Further, Fuori dall'Altrove, diretto da Jacob Chase. Ritorna la nostra cara Lin Shaye, la medium Elise Rainier, che appare dal primo film del 2011 e c'è una nuova ragazza, Amelia Eve, quella di Haunting of Bly Manor. 
La storia è diversa dalle altre: c'è Gemma, una giovane mamma che torna nella casa dove è cresciuta con la sua bambina.

All'inizio sembra tutto normale, poi cominciano i sogni brutti, sempre più veri e la presenza non resta più solo nel sonno ma esce fuori, nella realtà. Dicono nel trailer che il confine tra l'Altrove e il mondo reale non ci sia più. 
C'è anche una scena dal dentista che diventa un incubo in pochi secondi, mi ha fatto stringere la borsa forte forte.

Per noi grandi sì, va bene se non siamo troppo impressionabili e se ci piacciono i brividi fatti bene.
Il film mi ha fatto paura ma mi ha fatto anche pensare a quanto sia sottile il confine tra sogno e realtà.

lunedì 17 agosto 2026

Ritratto della donna sarda nel tempo


La donna sarda di ieri aveva le mani segnate dal lavoro e il cuore pieno.  
Era "sa mama", "sa nonna", ed era anche "sa comare", la levatrice.  
Andava di notte col freddo e la lanterna, con la borsa di tela e la forza di chi sa che una vita sta per nascere. Tagliava il cordone, lavava il bambino, teneva la mano alla mamma e diceva le parole giuste per non farle avere paura. Senza di lei non cresceva un paese.  
Insieme a lei c’erano tutte le altre: quelle che filavano, impastavano il pane, curavano l’orto e crescevano case piene di figli, con poco ma con una dignità che non si comprava.

Poi il tempo è andato avanti e le donne sarde hanno preso altre strade, senza perdere la forza di prima.  
C’è stata Eleonora d'Arborea che nel 1300 con la Carta de Logu ha scritto leggi che tutelavano le donne e i bambini quando in Europa ancora non se ne parlava.  
C’è stata Grazia Deledda che da Nuoro è arrivata fino al Premio Nobel, e ha raccontato al mondo la fatica e l’anima delle donne di paese.  
C’è stata Maria Carta che con la sua voce ha portato i canti antichi e il dolore e l’orgoglio di una terra sui palchi di tutto il mondo.  
Ci sono state le prime levatrici diplomate che da Cagliari e Sassari tornavano nei villaggi e diventavano le prime donne "professioniste", rispettate da tutti.  
Ci sono state le maestre, quelle che con la stufa a legna in classe hanno insegnato a leggere a generazioni intere.  

E ci sono donne di oggi come Daniela Ducato, che con la sua intraprendenza ha creato lavoro e bellezza partendo dalla Sardegna, dimostrando che si può innovare restando con le radici ben piantate.
La donna sarda di oggi lavora, studia, guida, cura.  
Ma la sera torna a casa e continua ad essere il cuore della famiglia. Continua a spedire il pacco da 7kg ai nipotini lontani e a dire "copriti, mangia".  
Da "sa comare" con la bacinella d’acqua calda a "dottoressa" con il camice bianco, da chi stava solo a casa a chi gira il mondo... è cambiato tutto intorno.  
Lei no.  
Lei è rimasta il ponte tra ieri e domani. Con la stessa testardaggine buona, lo stesso amore, la stessa capacità di non mollare mai.
Perché la Sardegna va avanti sulle spalle delle sue donne.

IN CAMPIDANESU

Sa fèmina sarda: manus chi donant sa vida.

Sa fèmina sarda de oià teniat is manus segadas de traballu e su coro prenu.  
Fiat "sa mama", "sa nonna", e fiat puru "sa comari", sa llevadora.  
Andaiat de noti cun su fridu e sa lanterna, cun sa borsa de tela e sa fortza de cussa chi sciit chi una vida fiat po nàsci. Tagliaiat su cordoni, sciaquaiat su pipiu, teniat sa manu a sa mama e dda cunsulaiat cun is fueddus giustus. Senza de issa no crèsciat unu paisi.  
A pare cun issa bi fiant totus is àterus: cussas chi filaiant, impastaiant su pani, curaiant s'ortu e allivaiant domus prenas de fius, cun pagu ma cun una dignidadi chi no si cumpraiat.
A pustis su tempus est andau a innantis e is fèminas sardas ant pigau àteras stradas, ma sempri cun sa matessi fortza.  
Bi fiat Eleonora d'Arborea chi in su 1300 cun sa Carta de Logu at iscritu leggis chi tuaiant is fèminas e is pipius candu in Europa ancora no ndi faeddaiant.  
Bi fiat Gratzia Deledda chi de Nùgoro est arribada finas a su Prèmiu Nobel, e at contau a su mundu sa fadia e s'anima de is fèminas de paisi.  
Bi fiat Maria Carta chi cun sa bogi sua at portau is cantus antiguus e su dolori e s'orgogliu de una terra in is palcus de totu su mundu.  
Bi fiant is primus llevadoras diplomadas chi de Casteddu e Tàtari torraiant a is bidda e dianta is primus fèminas "professionistas", respetadas de totu.  
Bi fiant is maistras, cussas chi cun sa stufa a linna in classa ant insiniau a lìgiri a generatzionis sanus.  
E bi funt fèminas de oi comenti Daniela Ducato, chi cun sa ghenia sua at creau traballu e bellesa partendi de sa Sardigna, mustrendi chi si podit innobai restendi cun is arraixus beni arradigadas.
Sa fèmina sarda de oi traballat, istudiat, guidat, curat.  
Ma a seru torrat a domu e sighit a essi su coro de sa famìlia. Sighit a mandai su pacu de 7kg a is nipudinus lontanus e a nai "imbuccati, papai".  
De "sa comari" cun sa bachedha de abba càlida a "dottoressa" cun su camici biancu, de cussa chi staiat sceti a domu a cussa chi girat su mundu... est mudau totus a inghiriu.  
Issa no.  
Issa est abarrada su ponti tra oi e cras. Cun sa matessi testarriessa bona, su matessi amore, sa matessi capatzidadi de no mollai mai.
Ca sa Sardigna andat a innantis in sima a is spaddas de is fèminas suas.

IN LOGUDORESU

Sa fèmina sarda de tando aiat is manos segadas de traballu e su coro prenu.  
Fiat "sa mama", "sa nonna", e fiat puru "sa comare", sa llevadora.  
Andaiat de note cun su fridu e sa lanterna, cun sa bussa de tela e sa fortza de cussa chi siat chi una vida fiat po naschere. Taiat su cordone, sciacuat su pitzinnu, teniat sa manu a sa mama e ddi naiat is faeddos giustos po non dda facher tènnere pagura. Senza de issa non crèschiat unu paisu.  
Paris cun issa b'aiant tottus is àteras: cussas chi filaiant, impastaiant su pane, curaiant s'ortu e allivaiant domos prenas de fizos, cun pagu ma cun una dignidade chi non si cumparaiat.
A pustis su tempus est andadu a in antis e is fèminas sardas ant pigadu àteras bias, ma semper cun sa matessi fortza.  
B'aiat Eleonora d'Arborea chi in su 1300 cun sa Carta de Logu at iscritu leges chi tutelaiant is fèminas e is pitzinnos cando in Europa ancora non nde faeddaiant.  
B'aiat Gratzia Deledda chi dae Nùgoro est arribada finas a su Prèmiu Nobel, e at contadu a su mundu sa fatia e s'ànima de is fèminas de paisu.  
B'aiat Maria Carta chi cun sa boghe sua at portadu is cantos antigos e su dolore e s'orgullu de una terra in is palcos de tottu su mundu.  
B'aiant is primas llevadoras diplomadas chi dae Casteddu e Tàtari torraiant a is biddas e diant is primas fèminas "professionistas", respetadas dae tottu.  
B'aiant is maistras, cussas chi cun sa stufa a linna in classe ant insegnadu a lèghere a generatziones sanas.
E bi sun fèminas de oe comente Daniela Ducato, chi cun s'intraprendèntzia sua at creadu traballu e bellesa partende dae sa Sardigna, mustrande chi si podet innovare abarrande cun is raighes bene arradicadas.  
Sa fèmina sarda de oe traballat, istudiat, guidat, curat.  
Ma a sero torrat a domo e sighit a èssere su coro de sa famìlia. Sighit a mandare su pacu de 7kg a is nipotes lontanos e a nàrrere "imbùccati, mandiga".  
De "sa comare" cun sa bachedha de abba càlida a "dottoressa" cun su camile biancu, dae cussa chi staiat petzi a domo a cussa chi girat su mundu... est mudadu tottu a inghiri.  
Issa no.  
Issa est abarrada su ponte tra oe e cras. Cun sa matessi testarrìa bona, su matessi amore, sa matessi capatzidade de non mollare mai.  
Ca sa Sardigna andat a in antis in subra de is ispaddas de is fèminas suas.