Storia lampo del gin che nacque in Olanda nel 1600 come medicina per curare disturbi digestivi, si chiamava genever.
Il gin tonic veniva usato dai soldati contro la malaria. Si chiamava "rovina delle madri";
gli inglesi lo portano a Londra e diventa "gin", come passare da una medicina amara a re dei cocktail.
Il "gin tonic" nasce perché i soldati inglesi in India mischiavano il gin al chinino per la malaria.
Il ruolo del chinino, un alcaloide naturale potente usato per curare la malaria veniva estratto dalla corteccia dell’albero di cinchona.
I soldati dell’esercito britannico di stanza in India, dovevano assumere chinino come profilassi ed essendo estremamente amaro, usavano scioglierlo in acqua gassata e zucchero, dando così vita all’indian tonic.
In epoca vittoriana si chiamava "Madre's Ruin" = la rovina delle madri.
Il ginepro, la base del gin, qui a Plymouth se lo procurano in Sardegna, è una bacca, non una spezia. E fa bene... ma l’abuso fa arrivare la carie!
La rovina delle madri era il soprannome che si diede proprio al gin di cui parlavamo prima, in Inghilterra nel ‘700.
Perché quel nome?
Nel 1700 a Londra c’era una vera e propria "gin mania", era super economico da produrre, fortissimo, e si vendeva a pochi spicci in strada.
Il problema è che lo bevevano tantissimo anche le donne, molte erano madri giovani e povere.
La satira dell’epoca e i disegni dell’artista William Hogarth come Gin Lane accusavano il gin di:
Rovinare le famiglie, tante donne lo preferivano al cibo e trascuravano i figli;
aumentare la mortalità infantile perché le madri allattavano ubriache o vendevano gli abiti dei bambini per comprarlo;
Degrado sociale, ubriachezza, criminalità, povertà;
Da lì nacque lo slogan "Gin: Mother's Ruin", "La rovina delle madri".
In quale contesto storico ci troviamo?
Inghilterra, 1720-1751. Il "Gin Craze".
1700: il governo inglese aveva tassato poco l’alcol distillato per colpire l’importazione di brandy francese. Risultato: tutti hanno iniziato a distillare gin in casa;
1720-1740: a Londra si bevevano 11 litri a testa all’anno. C’erano più distillerie che panetterie.
1743: fu così grave che il Parlamento fece i "Gin Acts" per tassarlo e limitarne la vendita.
1751: con tasse più alte e controlli, il consumo calò e la situazione migliorò.
Quindi era diventato un problema sociale reale, legato a povertà + alcol facilissimo da trovare + zero regolamentazione. Per "ripulirsi" da quella fama, distillerie come quella di Plymouth hanno iniziato a puntare sulla qualità, sulle botaniche, sul gusto lento. Da "bevanda dei poveri" a prodotto artigianale.
Insomma, il gin ha avuto una gioventù turbolenta!
"Come ho capito che stavo bevendo il gin sbagliato"
A Plymouth ho fatto la figura della turista.
Ho scambiato il gin pregiato per sciroppo per le crêpes ed ho rimediato una figuraccia!
Estate, Plymouth. Caldo, sete, e io che entro in questa distilleria fighissima del 1793.
Tutto blu, profuma di erbe, c’è pure la nave sulla bottiglia. Molto chic.
Ho partecipato ad un corso per conoscere meglio la storia del gin.
La guida mi versa un tipo di gin in un bicchierino. Piccolo eh. Da degustazione.
Io, genio: sorsata lunga come se fosse acqua.
La guida mi guarda.
Io la guardo.
Il gin mi guarda e mi dice: "cara, io non sono sciroppo".
Risultato? 3 lezioni + 1 mal di testa che mi hanno insegnato più di 10 corsi di marketing!
Se vai di fretta, ti bruci;
Io volevo finire subito. Lui voleva tempo.
Morale: se posti a raffica senza curare, la tua community ti guarda come la guida guardava me. "Ma che fa questa qua?"
La qualità si sente... il giorno dopo;
Il gin scadente ti fa dimenticare tutto in 2h.
Quello buono ti fa dire "cavolo, quando torno a Plymouth lo ricompro".
Morale: crea contenuti che la gente vuole rivedere, non scrollare.
Le ricette vere non si cambiano per le mode,
quella distilleria ha 200 anni e usa sempre le stesse 7 botaniche. Nemmeno durante la guerra l’hanno toccata.
Morale: trova il tuo gusto e tienitelo stretto, altrimenti diventi acqua e zucchero.
Quella bottiglia blu del gin Plymouth è così famosa che i pirati nel 1800 la usavano come moneta di scambio.
Praticamente il Bitcoin dell’800, ma più buono.