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domenica 9 agosto 2026

Viaggio in Cornovaglia 19) Tintagel e Re Artù

Tutti corrono al castello e si dimenticano che Tintagel village ha un’anima tutta sua. Pietre, leggende e negozietti che sanno di mare.
Prima di arrivare al castello c’è il paese ed il paese di Tintagel non passa inosservato.
Stradine strette in salita, case in pietra grigia e tetti di ardesia. Botteghe piene di spade di legno, cristalli, libri su Artù e Merlino. L’odore è di salsedine e di fritto dal pub all’angolo.







La storia dice che qui la gente ha sempre vissuto di mare e di pellegrini. Da secoli chi va a cercare il castello passa di qui. 
La leggenda dice inoltre che le vie del paese seguono i passi di chi cercava Re Artù. Che ogni insegna con la spada o il drago nasconde una storia raccontata davanti al fuoco.
Poi ci sono le credenze popolari. I locali ti diranno che a Tintagel il velo tra i mondi è sottile. Che nelle notti di tempesta si vedono luci muoversi sulle scogliere. Che se perdi qualcosa nel paese, chiedi a Merlino e ti viene restituita.
Non è grande. Si attraversa in venti minuti. 
Ma ha il tempo lento, quello di un posto che sa di essere il guardiano di una leggenda.
Ti fermi, prendi un tè caldo, guardi la gente che va verso il mare con la giacca antivento. 
E capisci che Tintagel non è solo il castello. 
È il paese che lo tiene vivo.











Arrivo al ponte e sotto  di me un burrone, intorno solo roccia e mare, cammino sul ponte sospeso tra storia e leggenda.  Davanti le rovine di Tintagel. la prima cosa che faccio è attraversare il ponte che collega le due parti del castello. È nuovo, del 2019, ma segue la traccia di quello che la leggenda racconta esistesse ai tempi di Re Artù. Sotto solo roccia, vento e mare.
Tintagel Castle è prima di tutto storia. Nel V e VI secolo qui sorgeva una roccaforte dei re di Dumnonia. Lo dicono gli scavi: ceramiche di lusso dal Mediterraneo, mura, edifici. Era un luogo di potere, affacciato sull’Atlantico.
Poi arriva la leggenda. Nel 1136 Goffredo di Monmouth scrive che qui nacque Artù, figlio di Uther Pendragon. Che Merlino lo portò via quella notte stessa. Da lì Tintagel diventa la casa del Re, il luogo da cui parte tutto il ciclo arturiano.
Dentro la Great Hall trovi l’arte che ha nutrito quella leggenda. Le vetrate colorate raccontano Artù, Tristano e Isotta, i Cavalieri. Al centro la Tavola Rotonda in pietra, senza capo, perché tutti i cavalieri erano uguali. E sopra, il trono. Pietra, semplice, con lo schienale che guarda la sala. Sedersi lì significa per un attimo portare il peso di un regno.


Fuori, di sotto tra le scogliere, c’è la Grotta di Merlino. La credenza popolare dice che il mago ci vivesse, che custodisse lì i suoi libri e le sue pozioni. Che a bassa marea, se stai in silenzio, puoi ancora sentire la sua voce portata dal vento.
Tintagel è questo. Storia vera nelle pietre del VI secolo. Arte nelle vetrate e nel trono del 1930. Leggenda in ogni racconto su Artù. Credenza popolare nel vento della grotta.
Un luogo dove le tre cose camminano insieme.

martedì 4 agosto 2026

Le maree in Cornovaglia 18)


Le maree di Plymouth mi hanno insegnato 2 cose:  
che la spiaggia può sparire,
che dietro al mare ci sono storie vere.
Ho sentito raccontare tante storie sulle maree; diversi anni fa, i ragazzi per guadagnare qualche soldino, andavano a raccogliere pattelle durante la bassa marea e le portavano ai baroni del castello di Mont St Michael.  
Coltello a lama fine, colpo secco per staccarle dagli scogli e venivano pagati a peso.  
Il problema era che la marea sale in fretta e spesso quei giovani non facevano in tempo ad uscire dall’acqua e mettersi in salvo, così o restavano incastrati tra le pietre o morivano affogati.
Per questo oggi la raccolta è regolata da norme rigide locali.  
Orari, zone, attrezzi. Tutto legato indissolubilmente alla marea.
Il mare è meraviglioso. Ti regala paesaggi, frutti, storie.  

Ma comanda lui.  
Rispettalo. Informati. Non avere fretta.  
Perché la cosa più preziosa da portare a casa non sono le pattelle... è tornare a casa.
Se vai in zone di marea, chiedi sempre le regole locali.  
Il mare va ascoltato prima di tutto.

Plymouth gin 17)


Storia lampo del gin che nacque  in Olanda nel 1600 come medicina per curare disturbi digestivi, si chiamava genever.
Il gin tonic veniva usato dai soldati contro la malaria. Si chiamava "rovina delle madri";
gli inglesi lo portano a Londra e diventa "gin", come passare da una  medicina amara a re dei cocktail.
Il "gin tonic" nasce perché i soldati inglesi in India mischiavano il gin al chinino per la malaria.
Il ruolo del chinino, un alcaloide naturale potente usato per curare la malaria veniva estratto dalla corteccia dell’albero di cinchona.
I soldati dell’esercito britannico di stanza in India, dovevano assumere chinino come profilassi ed essendo estremamente amaro, usavano scioglierlo in acqua gassata e zucchero, dando così vita all’indian tonic. 
In epoca vittoriana si chiamava "Madre's Ruin" = la rovina delle madri.



Il ginepro, la base del gin, qui a Plymouth se lo procurano in Sardegna, è una bacca, non una spezia. E fa bene... ma l’abuso fa arrivare la carie!
La rovina delle madri era il soprannome che si diede proprio al gin di cui parlavamo prima, in Inghilterra nel ‘700.
Perché quel nome?
Nel 1700 a Londra c’era una vera e propria "gin mania", era super economico da produrre, fortissimo, e si vendeva a pochi spicci in strada.
Il problema è che lo bevevano tantissimo anche le donne, molte erano madri giovani e povere.




La satira dell’epoca e i disegni dell’artista William Hogarth come Gin Lane accusavano il gin di:
Rovinare le famiglie, tante donne lo preferivano al cibo e trascuravano i figli; 
aumentare la mortalità infantile perché le madri  allattavano ubriache o vendevano gli abiti dei bambini per comprarlo;
Degrado sociale, ubriachezza, criminalità, povertà; 
Da lì nacque lo slogan "Gin: Mother's Ruin", "La rovina delle madri".
In quale contesto storico ci troviamo?
Inghilterra, 1720-1751. Il "Gin Craze".
1700: il governo inglese aveva tassato poco l’alcol distillato per colpire l’importazione di brandy francese. Risultato: tutti hanno iniziato a distillare gin in casa;





1720-1740: a Londra si bevevano 11 litri a testa all’anno. C’erano più distillerie che panetterie.
1743: fu così grave che il Parlamento fece i "Gin Acts" per tassarlo e limitarne la vendita.
1751: con tasse più alte e controlli, il consumo calò e la situazione migliorò.
Quindi era diventato un problema sociale reale, legato a povertà + alcol facilissimo da trovare + zero regolamentazione. Per "ripulirsi" da quella fama, distillerie come quella di Plymouth hanno iniziato a puntare sulla qualità, sulle botaniche, sul gusto lento. Da "bevanda dei poveri" a prodotto artigianale.
Insomma, il gin ha avuto una gioventù turbolenta!
"Come ho capito che stavo bevendo il gin sbagliato"
A Plymouth ho fatto la figura della turista.  
Ho scambiato il gin pregiato per sciroppo per le crêpes ed ho rimediato una figuraccia! 
Estate, Plymouth. Caldo, sete, e io che entro in questa distilleria fighissima del 1793.  
Tutto blu, profuma di erbe, c’è pure la nave sulla bottiglia. Molto chic.
Ho partecipato ad un corso per conoscere meglio la storia del gin.
La guida mi versa un tipo di gin in un bicchierino. Piccolo eh. Da degustazione.  
Io, genio: sorsata lunga come se fosse acqua. 
La guida mi guarda.  
Io la guardo.  
Il gin mi guarda e mi dice: "cara, io non sono sciroppo".
Risultato? 3 lezioni + 1 mal di testa che mi hanno insegnato più di 10 corsi di marketing!
Se vai di fretta, ti bruci;
Io volevo finire subito. Lui voleva tempo.  
Morale: se posti a raffica senza curare, la tua community ti guarda come la guida guardava me. "Ma che fa questa qua?"
La qualità si sente... il giorno dopo; 
Il gin scadente ti fa dimenticare tutto in 2h.  
Quello buono ti fa dire "cavolo, quando torno a Plymouth lo ricompro".  
Morale: crea contenuti che la gente vuole rivedere, non scrollare.
Le ricette vere non si cambiano per le mode,
quella distilleria ha 200 anni e usa sempre le stesse 7 botaniche. Nemmeno durante la guerra l’hanno toccata.  
Morale: trova il tuo gusto e tienitelo stretto, altrimenti diventi acqua e zucchero.
Quella bottiglia blu del gin Plymouth è così famosa che i pirati nel 1800 la usavano come moneta di scambio.  
Praticamente il Bitcoin dell’800, ma più buono.





venerdì 31 luglio 2026

Viaggio in Cornovaglia 1) - Pendennis Castle


È uno dei forti costieri di Enrico VIII del 1540, costruito per difendere l'ingresso del porto di Falmouth. La vista da lì è pazzesca eh, su tutto il Falmouth Bay. Lo fece costruire Enrico VIII nel 1540. Non era un castello "da favola" ma un forte militare vero. Ne fece 30 in tutta l'Inghilterra per difendersi dall'invasione.














Durante la Guerra Civile Inglese del 1646, fu l'ultima fortezza realista ad arrendersi. 5 mesi senza cibo, eppure tenevano botta!
Dentro si trovano sia i cannoni del 1500 sia i bunker e i riflettori della Seconda Guerra Mondiale. I tedeschi bombardavano Falmouth perché era un porto strategico.
Il suo nome viene dal celtico,
   "Pen-dinas" = "testa della fortezza". E il posto era perfetto: controlla tutto l'ingresso del fiume Fal.
È il "gemello" di St Mawes Castle
Proprio di fronte, dall'altra parte del fiume, c'è St Mawes Castle. Insieme si coprivano a fuoco. Se ti giri dal castello li vedi.