Gyllenhaal e Cavill sono stati ingaggiati per recuperare 1 miliardo di dollari da un dittatore, ma la missione diventa un salvataggio e poi una guerra di strategia e tradimenti.
Eiza González fa la negoziatrice dura, quella che non si fa intimidire dal padrone dell’isola e tiene testa a tutti. Ha quel mix di freddezza e ironia che spacca ed è lei a tenere in piedi la parte più umana della storia mentre Gyllenhaal e Cavill fanno i duri.
È anche il motivo per cui il film ha un po’ più di personalità rispetto ai soliti action: lei non è solo la ragazza da salvare, ma è quella che muove le pedine dietro le quinte, ha sempre il coltello dalla parte del manico perché conosce il gioco meglio di tutti: sa quando alzare la voce, quando sorridere, e quando far capire al boss che senza di lei non conclude niente.
Lui, il padrone dell’isola, invece si presenta con un avvocato scalcinato che balbetta e cerca di fare il duro ed è proprio lì che si vede la differenza di livello. Sembra una scena scritta apposta per far ridere e far capire quanto lui sia fuori dal suo elemento.
È una di quelle dinamiche che rendono il film più leggero, anche quando le sparatorie partono. Com’è riuscita Eiza Gonzales a diventare una donna così tosta ed ha iniziato a fare la negoziatrice pericolosa? Si potrebbe sviluppare un prequel. Ad un certo punto del film lei butta giù che ha studiato ad Harward Law, quindi ha un background accademico forte nel campo ed è quel dettaglio che spiega perché riesce a tener testa al boss dell’isola ed a smontare il suo avvocato scalcinato senza nemmeno alzare la voce.
Nel film non lo dicono mai esplicitamente, ma da come si muove e parla, il personaggio di Eiza González sembra avere un mix di
formazione legale/commerciale di alto livello: sa trattare, conosce i contratti, i cavilli, le pressioni psicologiche. Probabilmente ha studiato legge internazionale o negoziazione, roba da università tipo Harvard/Georgetown.
L’addestramento sul campo, non ha certo l’aria della secchiona da scrivania. Tiene testa a mercenari e boss criminali, quindi avrà fatto anni in ambienti pericolosi. Magari ex negoziatrice per aziende private di sicurezza, tipo quelle che trattano i riscatti dei rapimenti.
L’intelligenza di strada più la freddezza, sono la parte che non si insegna a scuola. Quella la ottieni solo stando in mezzo alla gente sbagliata e imparando a non farti fregare.
Guy Ritchie lascia sempre queste cose un po’ vaghe apposta, così il personaggio resta misterioso.
Eiza in In the Grey mi ha dato la stessa energia di Harvey Specter:
• Zero paura di entrare in una stanza piena di squali.
• Sa tutte le regole, ma le usa per piegarle a suo vantaggio.
• Ha quella calma da “so già come finisce, tu ancora no”.
La differenza è che in Suits siamo in un ufficio legale super pulito di Manhattan, mentre qui siamo su un’isola con mercenari e 1 miliardo di dollari in ballo. Stesso cervello affilato, contesto 100 volte più pericoloso.
Mike Ross, l’avvocato in Suits sa essere geniale, sa capire le situazioni al volo e non si fa intimidire anche quando è circondato da gente che ha 20 anni più esperienza di lui.
Eiza in In the Grey fa la stessa cosa: entra nella trattativa già 3 mosse avanti, legge il boss dell’isola e l’avvocato scalcinato come se fossero un libro aperto, e usa la sua calma per farli andare fuori dai gangheri.
Immaginate che lei sia la “Mike Ross” con il cervello e il titolo vero, e gli affiancano un tipo alla Harvey Specter ma versione Guy Ritchie - più sporco, più veloce, che risolve i problemi con una battuta e una minaccia a mezza voce.
Legal-thriller che diventa inseguimento e sparatoria nel giro di 5 minuti, tutto con i dialoghi taglienti che Ritchie sa scrivere.
Sarebbe tipo Suits se fosse girato a Londra con una colonna sonora di The Streets e ogni caso finisse su un molo di notte.
Lei con la calma chirurgica di Harvard Law, lui con l’arroganza e l’istinto da strada di Harvey. Messi insieme su un caso grosso e sono 10 minuti che si pungono, si sfidano, e poi finiscono per coprirsi le spalle perché nessuno dei due può permettersi che l’altro cada.
Sarebbe il classico rapporto amore-odio di Ritchie: battute al vetriolo, rispetto reciproco che non ammettono mai, e quando le cose si mettono male diventano una macchina perfetta.
La trattativa in una stanza, lei smonta l’avversario con i contratti, lui entra e chiude con una minaccia velata che fa sudare tutti.
Titolo potenziale: The Grey Code.
Eiza non urla, non spara, non fa il muso duro. Entra calma, ti fa 3 domande innocue, e 10 minuti dopo ti accorgi che ti ha messo alle strette senza che tu abbia capito come. È il classico “cuocere a fuoco lento” di Guy Ritchie: ti lascia parlare, ti lascia credere di avere il controllo, e poi ti tira il tappeto da sotto con un dettaglio che avevi detto tu stesso 5 minuti prima.
Sarebbe perfetto vederla in una scena lunga di trattativa, tipo 6-7 minuti in tempo reale, dove l’avversario parte arrogante e finisce che suda e cerca di uscire dalla stanza senza perdere la faccia. Zero violenza, solo tensione psicologica. Poi magari Harvey entra negli ultimi 30 secondi e dà il colpo di grazia con una battuta che chiude tutto.





























