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martedì 13 gennaio 2026

Il ritorno del grifone in Sardegna- Una storia di rinascita


Una splendida notizia per la nostra isola: il grifone, maestoso avvoltoio un tempo estinto in quasi tutta la Sardegna, sta finalmente tornando a volare libero nei nostri cieli! 
Un tempo era diffuso soprattutto nella zona di Bosa, nel Montiferru e lungo la costa occidentale, ma negli anni ‘70 e ‘80 è quasi scomparso a causa dell’avvelenamento, della caccia e della diminuzione delle carcasse di animali, suo cibo naturale.

Grazie a progetti di ripopolamento, come "Life Under Griffon Wings", oggi possiamo rivedere queste magnifiche creature solcare l’aria sopra le falesie di Bosa, Porto Conte e i monti del Marghine. Un esempio di come la natura, se protetta, può riprendersi i suoi spazi!

Curiosità? Il grifone può arrivare a 2,8 metri di apertura alare e… non caccia: si nutre solo di animali morti che intercetta tramite l’olfatto e la sua vista acuta, contribuendo a mantenere pulito l’ecosistema. Ingurturiu è il suo nome in sardo.
Un piccolo miracolo sardo che ci ricorda quanto sia prezioso proteggere la biodiversità!

mercoledì 22 marzo 2023

Nuova oasi nello stagno Corru Mannu - Arborea






Nel Golfo di Oristano e più precisamente nello stagno "Corru Mannu" davanti ad Arborea,  la ditta Nieddittas che gestisce l'intera filiera delle cozze pescate in quel tratto, ha intuito come costruire una nuova oasi per dare riparo ai tanti uccelli acquatici e marini migratori. Nieddittas ha creato una confortevole oasi artificiale ottenuta con sacchi di iuta riempiti con i gusci delle cozze, un piccolo ecosistema che dovrebbe garantire la bio diversità all'interno del sito. L'oasi è lunga 20 metri, larga 7 ed alta 2 metri di cui solo 50 centimetri spunta sul livello del mare. E' un progetto promosso da Medsea, società no profit che tutele lo sviluppo eco sostenibile costiero e la società Nieddittas che da ormai diversi anni gestisce la mitilicoltura nel Golfo di Oristano. L'oasi è formata da 2000 sacchi di iuta pieni di gusci di cozze, scarti della lavorazione della Nieddittas e grazie a natanti e sommozzatori l'isola è stata posizionata a 50 metri dalla terraferma. L'intento è quello di attirare nell'oasi, grazie anche al profumo che i gusci col tempo emaneranno attraverso la brezza marina, tanti tipi di uccelli che troveranno ad accoglierli un ambiente morbido e confortevole, stabile e godibile soprattutto durante gli accoppiamenti. Da quando l'oasi è stata messa a disposizione dei piccoli ospiti, vi hanno trovato alloggio i Beccapesci, le Sterne, il Fraticello, il Cavaliere d'Italia ed il Gabbiano Roseo. 

 


lunedì 12 luglio 2021

Gadoni - Funtana Raminosa , la Colt e "Sa Stiddiosa"



Gadoni è un comune sardo di appena 897 anime e si trova immerso tra castagneti e ciliegi, bagnato dal  Flumendosa. Gadoni in lingua sarda si pronuncia Adoni; si trova in provincia di Nuoro ed offre una delle più grandi varietà paesaggistiche della Barbagia.  La conformazione geologica di Gadoni interessa tantissimo gli studiosi del settore,  infatti gli strati del terreno vanno dall'Altopiano de "Sa Corongia" alla Valle del Flumendosa il quale passando ai piedi del Gennargentu, interseca panoramici Canyons da cui partono spettacolari cascate che in caduta formano diversi laghetti su cui si riflette tutta la natura lussurreggiante che si trova intorno.

Per la precisione Gadoni si trova da una parte ai piedi di Monte "Sa Scova" e dall'altra nella zona mineraria , dismessa e ristrutturata ma godibile all'interno del Museo. La Barbagia dove sorge Gadoni è una regione sarda ed è caratterizzata dalla presenza di numerose rocce calcaree e di tacchi panoramici, presso cui sgorgano le sorgenti d'acqua. Tra due montagne , incastonata in una valle sorge una delle aree estrattive di rame più importanti d'Europa, "Funtana Raminosa" ossia, un pozzo di rame. Dopo la pandemia di questi ultimi due anni, la miniera ha riaperto il suo ingresso ai visitatori. Funtana Raminosa è inserita in un ridente contesto paesaggistico ed è una delle miniere più complete avendo conservato molte delle sue attrezzature  ancora oggi funzionanti.

Le visite all'interno della miniera sono guidate dagli ex minatori, pronti a raccontare ai tanti curiosi, le loro storie con dovizia di particolari. Queste visite consentono lo sviluppo del turismo escursionistico in Sardegna.

Osservando la natura che circonda Gadoni, e guardando meglio, si può mettere a fuoco l'Aquila Reale che qui ha il suo habitat naturale. Si possono osservare inoltre i mufloni mentre passeggiano tra un tacco e l'altro ombreggiati dagli alti pini e castagni. 

A Gadoni sono  stati ritrovati i resti di una fonderia risalente all'età nuragica ed anche reperti dell'età romana, ma ancora prima i fenici ed i cartaginesi hanno lasciato la loro indelebile traccia; a questi ultimi sono state intestate due gallerie, la Fenicia e la Romana.

La prima scoperta di Funtana Raminosa la fece un investitore francese nel 1908, un avvocato, tale Paolo Guinebertiere ma a quella società ne seguirono tante altre che esaltarono l'attività estrattiva della miniera. A questa verdeggiante cittadina spetta un primato, l'invenzione della prima COLT, una pistola a tamburo che fu creata da un gadonese, tale Antonio Broccu, che nel 1833 costruì l'arma senza però registrarne il brevetto che fu invece registrato da Samuel Colt, nel 1836, americano di nascita, risultando quindi  quest'ultimo l'inventore. Antonio Broccu fu un abile fabbro e fu menzionato anche negli elenchi degli inventori insieme ad Antonio Meucci, scopritore del telefono unito nella sorte al gadonese Broccu, visto che il suo telefono fu brevettato dallo scozzese Alexander Bell. Un'altra attrattiva godibile a Gadoni sono le piscine di Arredelusu che si trova  la, sotto il ponte alto 110 metri, dove Seulo incontra Gadoni. Da li sopra si possono ammirare le piscine di Arredelusu, col desiderio di farsi un bel tuffo; Arredelusu è una grande ansa del Flumendosa  Si sa che la natura in Barbagia regala delle emozioni davvero intense così, lungo il corso del Flumendosa, al confine col territorio di Gadoni, c'è una delle cascate più famose della Sardegna chiamata "Sa Stiddiosa" con una caduta d'acqua di 20 metri che si accumula in un lussureggiante laghetto sottostante; le gocce d'acqua, cadendo hanno originato una sorgente carsica e mentre scendono illuminano la parete rocciosa, da qui il nome Sa Stiddiosa, un luogo magico in cui il tempo si è fermato!

sabato 15 maggio 2021

Gli elefanti nani in Sardegna



Sembra quasi impossibile pensare alla Sardegna come una terra un tempo popolata dagli elefanti nani che indisturbati giravano per l'isola. Infatti nel periodo Pleistocene ossia, due milioni di anni fa circa, il periodo più tardo delle glaciazioni, (oggi noi viviamo nel periodo Olocene, iniziato circa dodicimila anni fa), apparvero in Sardegna i primi elefanti che in realtà erano dei piccoli Mammut, detti più precisamente Mammuthus Lamarmorae, una specie a sé stante ma più piccola della norma, frutto del Nanismo Insulare, in contrasto al Gigantismo insulare. I paleontologi iniziarono a studiare la materia intorno al 1800 ed i loro studi sono stati avallati dal ritrovamento di una zanna di elefante lunga ben 48 centimetri nella zona di Alghero, insieme a pezzi di tibia ed alcuni denti, tutti risalenti al Pleistocene. Dobbiamo fare attenzione a quando stendiamo l'asciugamano sulla sabbia a non affossare col nostro peso un fossile che ci parla dei nostri amici elefanti. E' incredibile, ma avevamo gli elefanti nani in Sardegna! Nel Sulcis, a Gonnesa, durante i lavori di scavo per la ferrovia a metà '800, furono ritrovate parti di scheletro di quei mammiferi; ma i ritrovamenti ci furono anche ad Alghero, in Località Tramaglio,  e nel Sinis a Capo San Marco. In rapporto alle misure di ossa e denti, i Mammut sardi non dovevano essere più alti di un metro e mezzo al garrese e pesavano tra i 700 e gli 800 chilogrammi. Gli esperti si sono posti un mare di domande che aspettano risposte dagli studi in corso. In che modo i Mammut sono arrivati in Sardegna? Si ipotizza un abbassamento delle acque del periodo glaciale, che ha favorito l'avvicinamento tra le coste sarde e quelle della penisola italiana.

Come hanno fatto a ridurre così drasticamente le loro dimensioni? Come si sono adattati  al nuovo ambiente insulare? Qui non vi erano predatori per cui i Mammut dovevano condividere il territorio con i cervi ed i canidi, anch'essi di taglia ridotta, incluso il prolago sardo, l'antenato del coniglio. Queste specie di animali erano destinate però a scomparire con l'avvento dell'uomo sulla terra. I calchi dei resti ritrovati sono esposti al museo paleontologico di Carbonia. Gli studi in materia sono appena agli inizi, ma ogni volta che si ritroverà un piccolo reperto, lo si collocherà lì, nel grande puzzle che con l'aiuto dei paleontologi sardi si è appena iniziato a comporre. 

domenica 24 maggio 2015

L'Argia ed i suoi riti demoniaci in Sardegna.

L'Argia o Vedova Nera è un ragno associato al demonio. Il morso della femmina Argia, può rivelarsi letale per l'uomo; non è doloroso al momento, ma col tempo provoca forte sudorazione, nausea, vomito, mal di testa, crampi al basso ventre e tal volta è causa di morte. Il corpo dell'Argia raggiunge i 15 millimetri e presenta 13 macchie rosse sopra il suo corpo scuro; esso vive nelle zone a macchia mediterranea, aride e pietrose. Gli antichi sardi consideravano le persone punte dall'Argia, vittime di possessione demoniaca che per guarire si doveva ricorrere ai riti "argiatici".
I contadini sardi temevano l'Argia, come una maledizione  e mentre dieci anni fa, si pensava che fosse estinta, si è scoperto invece che il terribile ragno, vive ancora oggi, nascosto nell'Isola di Mal di Ventre e nelle campagne di Santa Giusta, in provincia di Oristano, dove gli agenti forestali, hanno trovato decine di esemplari. L'Argia femmina è la sola a possedere i cheliceri, ossia le chele che hanno il pungiglione, il maschio ne è invece privo. Quindi, quella da temere è la femmina, che diventa aggressiva solo se si sente in pericolo o braccata. Ogni Argia femmina, possiede una quantità di veleno quindici volte più potente di quello del serpente a sonagli. Per scongiurare la sua presenza, gli antichi sardi, ripetevano rituali e danze tribali, come fosse un pericolo mandato dal demonio. 

domenica 16 febbraio 2014

Facciamo una spietata guerra al Punteruolo Rosso.

Una palma osservata in quattro mesi.




Il punteruolo rosso sta rovinando l'immagine della mia città. Non sembra vero, ma questi animaletti indistruttibili, penetrano e depositano le loro larve, all'interno dei tronchi delle palme scavando metri e metri di gallerie, fino alla completa distruzione della povera pianta, poi soddisfatti, vanno via e migrano verso altre piante ignare del danno che riceveranno dalla visita del coleottero killer. In Sardegna ed in tante altre regioni ormai interessate dal problema, il rimedio è stato trovato debellando le piante infestate. Ma vi sembra questa, una soluzione intelligente? In Papua Nuova Guinea, hanno risolto con l'arte culinaria, infatti li, le larve del punteruolo rosso sono una prelibatezza e le mangiano, cucinate in diversi modi. Oggi la cima sfrondata di queste palme è diventata il covo migliore per le cornacchie che vi depositano le uova.  Qui alcuni agronomi consigliano ai privati di bagnare la cima delle palme con acqua e varechina, ma in questo modo cambia solo il colore del punteruolo, che da rosso diventa rosa. Nel porto di Cagliari le palme vengono distrutte giorno dopo giorno e quelle belle immagini suggestive del sole al tramonto, che si intravvede da dietro le folte chiome delle palme, è solo un bel ricordo. Ormai il loro destino  è segnato. Per ora, ahimè, ha vinto il punteruolo.

martedì 7 agosto 2012

L'Isola di San Pietro - Carloforte e la Tonnara.

Ogni anno a Carloforte, l'unica città abitata dell'isola di San Pietro, si prepara la Mattanza del tonno. La manifestazione che  attira migliaia di turisti, è piuttosto forte. Le sue origini sono molto antiche e risalgono ai tempi dei fenici. Questo rito è profondamente radicato nella comunità carlofortina dato che per lungo tempo la pesca ed il commercio di tonni, sono stati le attività fondamentali per l'economia dell'isola. Hanno continuato i romani e poi gli arabi a sfruttare i banchi di pesci che ogni primavera si avvicinavano alle coste sarde. Questa pratica 
si è conservata immutata nel tempo, fino ad oggi;
infatti quella di Carloforte è la tonnara più antica d'Italia. Le reti, un tempo erano di cocco e canapa, oggi sono in fibra sintetica e sono cambiate anche le imbarcazioni, ma il rito è sempre quello. I preparativi della tonnara iniziano nel mese di aprile, ma le reti vengono calate ai primi di maggio e nel loro insieme compongono la Tonnara;  restano in mare circa due mesi, fin quando si riempie l'Isola, ossia la trappola mortale lunga dai 300 ai 400 metri, di forma rettangolare e larga dai 30 ai 40 metri; l'Isola è suddivisa in camere più strette quelle poste alle estremità e più larghe quelle del centro.
L'ingresso conduce alla prima camera detta Levante che resta sempre aperta per consentire l'ingresso ai tonni dentro la trappola subacquea; la stanza successiva detta Bordonaro, a cui fanno seguito il Bastardo, la camera di Ponente e per chiudere il Corpus o camera della Morte. Le camere hanno maglie larghe 25 o 30 cm. che man mano si restringono fino a raggiungere i 6 o 10 cm. nella camera della Morte, in quanto quì dentro si raccolgono  i tonni che sprigionano tutta la loro forza, nel tentativo di liberarsi, sentendosi in trappola. Da una parte del Bordonaro, si libera una coda di rete lunga circa mille metri che viene fissata con un'ancora o legata ad un grosso scoglio; questo è lo sbarramento che invita i tonni a transitare nell'ingresso della trappola.
Ogni giorno le reti vengono controllate dal Rais, il capo della tonnara e quando si raggiunge il carico previsto, egli organizza la battuta di pesca; raduna i suoi uomini che  dispongono le imbarcazioni intorno alle reti; si chiudono le porte ed i tonni sono costretti a riunirsi nel Corpus il cui fondo, all'ordine del Rais, viene portato in superficie. Solo in quel momento inizia la mattanza ed i pescatori, dotati di micidiali "Crocchi", ossia i bastoni uncinati, arpionano i tonni che vedendosi catturati, si dimenano da tutte le parti, ferendo il loro nemico. Il mare pian piano si tinge di rosso del sangue dei pesci, le voci dei pescatori si fanno sempre più concitate. Ma alla fine ritorna la calma ed il rosso del mare si diluisce fino a diventare  l'azzurro di sempre. Lo spettacolo è molto crudele, ma anche affascinante. Sono molto suggestive le immersioni con le bombole all'interno delle camere della trappola, naturalmente prima della mattanza, alla fine ci si può rifocillare al Girotonno;
la sagra gastronomica a cui prendono parte i migliori chef dei cinque continenti che preparano, per la gola dei turisti, i più rinomati piatti a base di tonno fresco. E' molto pittoresco fare il giro dell'isola in barca, si potrà intravvedere il Falco della Regina (Eleonora D'Arborea), protetto dalla LIPU, aggirarsi sulle volte delle grotte intorno all'isola; ed oltre al profumo di tonno che si sprigiona nell'aria, è rilassante fare un giro per le pescherie e vedere come i tonni vengono lavorati e conservati, prima di essere venduti.

domenica 5 agosto 2012

Il Gatto Marino Sardo di Su Pallosu - San Vero Milis - Oristano.

Una colonia di 44 splendidi gatti sardi, ha scelto la propria dimora presso la spiaggia di Su Pallosu, un sito nuragico, nonchè borgata marina di San Vero Milis in provincia di Oristano. Strano, direte voi, il gatto, notoriamente non ama l'acqua, anzi, da sempre l'ha temuta, eppure questi felini, sono soliti scendere verso la battigia a fare delle lunghe ed eleganti passeggiate.

Essi vi dimorano dal 1920, anno in cui fu avviata l'attività della tonnara. I gatti stazionano anche nei giardini di via Tziu Triagus, tra l'Hotel ed il laboratorio del corallaro  Geppetto, l'unica bottega ancora esistente in questo luogo. Una colonia così è da considerarsi una rarità e non è passata inosservata ai turisti, che sono stati circa 2000 nel 2011, come risulta dal registro delle firme apposte dai visitatori della Colonia;


i giapponesi, che sono tra i turisti più attenti, hanno preparato addiritura  un documentario sulla colonia dei gatti di Su Pallosu ed il 23 Luglio scorso l'hanno trasmesso  su Animal Planet. Un pò di notorietà farà bene ai nostri amici gatti, di cui si prende cura l'Associazione Culturale Amici de Su Pallosu, che provvedono alle vaccinazioni ed alle dovute sterilizzazioni.

giovedì 24 maggio 2012

Da Siurgus Donigala e Borgo Maiora, la morbida mozzarella di Bufala.

Che delizia, la mozzarella di Bufala! Fino all'anno passato, non la si poteva avere tutti i giorni, perchè non sempre arrivavano dal casertano al distributore sotto casa, ed a volte dovevi rinunciarvi proprio il giorno in cui avevi deciso di presentare a tavola una bella caprese. Da Natale del 2011, però la Ditta Maiora S.r.l. di Siurgus Donigala, ha pensato bene di partire con la produzione in loco delle mozzarelle di Bufala. Che squisitezza! Non conoscevamo ancora quell'intenso gusto cremoso di mozzarelle appena fatte, noi eravamo abituati a sentire un gusto leggermente acidulo, perchè le mozzarelle giungevano fino alla nostra tavola, dopo qualche giorno dalla produzione, perdendo il loro intenso sapore.
Oggi anche noi sardi possiamo finalmente gustare la prelibatezza delle mozzarelle di Bufala fatte in giornata, in Sardegna. La Ditta Maiora, nasce a Siurgus Donigala nel 1992, dopo aver importato le piccole manzette dalla Piana del Sele, una delle terre più fertili del salernitano, piccole perchè era necessario che le bufaline, si acclimatassero per bene, prima di ingravidarsi. Così, una volta raggiunti i 20 mesi di età ed i 380kg.di peso potevano avere i loro piccoli, ed iniziare a produrre il buon latte. Ora l'allevamento della Ditta Maiora, conta circa 500 capi di bestiame, tra cui 20 maschi che circolano liberamente nel Borgo Maiora, presso il Lago Mulargia. Il posto è splendido e la Ditta organizza visite guidate sul Lago, negli allevamenti e nel Caseificio, per assistere alle varie  fasi della lavorazione del latte, fino all'ottenimento del prodotto finito. Inoltre la stessa Ditta Maiora, organizza buffet di antipasti, primi,  secondi e dessert, preparati con prodotti locali dell'Azienda; il prezzo  a persona è di 20 €.(vedi listino nel sito della Ditta), pasteggiando con i vini delle Cantine Argiolas. All'interno del Borgo Maiora  è sorto anche un complesso residenziale, di 10 camere doppie, con vista sul Lago. I numeri di telefono per prenotare sono i seguenti: 070/2299760 - 07072298036 - Cellulare 345/1248362.

domenica 30 ottobre 2011

La Foca Monaca in Sardegna




E' chiamata così per il colore nero o marrone del suo manto ed è nota fin dai tempi di Aristotele ed era sacra perfino al Dio Apollo. I maschi sono lunghi circa 2,5 metri e pesano intorno ai 400 kg. Le femmine sono un pò più piccole. Alla nascita pesano solo 20 chili e sono lunghi un metro. Le foche monache, come tutte le foche sono carnivore e danno alla luce un unico cucciolo ogni due anni. La gestazione dura 11 mesi ed il parto avviene in un luogo asciutto, di solito una grotta. Dopo 1 settimane, il piccolo entra in acqua e dopo qualche mese vi rimane per lunghi periodi. Le Foche Monache vivono nel Mediterraneo ma purtroppo gli esemplari esistenti non sono più di 500. Le Hawaii, grazie ad un programma di conservazione oggi contano 1000 esemplari di Foche Monache. Questo mammifero è in via d'estinzione perchè un tempo, i pescatori, usavano la dinamite per pescare, ammazzando anche le povere Foche, che già faticano abbastanza per riprodursi. Le Foche Monache disturbavano i pescatori perchè rompevano le reti, restando spesso impigliate nelle stesse; alcune sono state avvelenate a causa di epidemie e delle alghe tossiche. In Italia, questi mammiferi sono stati avvistati nell'Adriatico e nel Mediterraneo, in Sardegna, in Sicilia e nell'Arcipelago toscano. La presenza dell'uomo sconvolge a tal punto la Foca Monaca, che talvolta le femmine gravide abortiscono. In immersione, raggiungono i 90 metri di profondità. Nei paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, il Portogallo e la Croazia, i ricercatori hanno attivato un piano di sorveglianza delle aree di avvistamento; l'Italia sotto questo punto di vista è in forte ritardo. In Sardegna, si trovano in prossimità delle grotte del Bue Marino, dal nome in sardo della Foca Monaca, in prossimità del Golfo di Orosei. Negli anni cinquanta le grotte sono state aperte al pubblico e grazie all'intraprendenza di alcuni operatori turistici, ed alle piccole imbarcazioni, sono state scoperte, per la prima volta, le meraviglie spettacolari che le grotte offrono agli occhi degli innumerevoli visitatori. Le grotte si raggiungono via mare in trenta minuti.

martedì 18 ottobre 2011

La Foca Monaca in Sardegna


E' chiamata così per il colore
nero o marrone del suo manto ed è nota fin dai tempi di Aristotele, era sacra perfino al Dio Apollo. I maschi sono lunghi circa 2,5 metri e pesano intorno ai 400 kg. Le femmine sono un pò più piccole. Alla nascita pesano solo 20 chili e sono lunghi un metro. Le foche monache, come tutte le foche sono carnivore e danno  alla luce un unico cucciolo ogni due anni. La gestazione dura 11 mesi ed il parto avviene  in un luogo asciutto, di solito una grotta.
Dopo 16 settimane, il piccolo entra in acqua e dopo qualche mese vi rimane per lunghi periodi. Le Foche Monache vivono nel Mediterraneo ma purtroppo gli esemplari esistenti non sono più di 500. Le  Hawaii, grazie ad un programma di conservazione  oggi contano 1000 esemplari di Foche Monache. Questo mammifero è in via d'estinzione perchè un tempo, i pescatori, usavano la dinamite per pescare, ammazzando anche le povere Foche, che già faticano abbastanza per riprodursi. Le Foche Monache disturbavano i pescatori perchè rompevano le reti, restando spesso impigliate nelle stesse; alcune sono state avvelenate a causa di epidemie e delle alghe tossiche. In Italia, questi mammiferi
sono stati avvistati nell'Adriatico e nel Mediterraneo, in Sardegna, in Sicilia e nell'Arcipelago toscano. La presenza dell'uomo sconvolge a tal punto la Foca Monaca, che talvolta le femmine gravide abortiscono. In immersione, raggiungono i 90 metri di profondità. Nei paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, il Portogallo e la Croazia, i ricercatori hanno attivato un piano di sorveglianza delle aree di avvistamento; l'Italia sotto questo punto di vista è in forte ritardo. In Sardegna, si trovano in prossimità delle grotte del Bue Marino, dal nome in sardo della Foca Monaca, in prossimità del Golfo di Orosei.



Negli anni cinquanta le grotte sono state aperte al pubblico e grazie
all'intraprendenza di alcuni operatori turistici, ed alle piccole imbarcazioni, sono state scoperte, per la prima volta, le meraviglie spettacolari che le grotte offrono agli occhi degli innumerevoli visitatori.


Le grotte si raggiungono via mare in trenta minuti. Lungo il tragitto marino si possono ammirare le imponenti falesie marine che si tuffano nelle acque cristalline e pure del Golfo di Orosei che colpiscono anche il turista più distratto. 

mercoledì 7 settembre 2011

The Eleonora's Falcon, detto il Falco della Regina.

                    In tutte le lingue, accanto al nome Falco, appare sempre anche quello della Regina Eleonora, D'Arborea; in italiano, si chiama semplicemente il Falco della Regina. Fu Eleonora D'Arborea infatti, che nella sua Carta De Logu inserì una legge che vietava la caccia dei falchi adulti ed il prelievo dei nidiacei, perchè erano in via di estinzione già da allora. Fu quella di Eleonora, la prima forma di tutela nei confronti degli animali. Il Falco Eleonorae, è un caso esemplare per la sua strategia di sopravvivenza ed adattamento; nidifica tra luglio ed agosto, ossia quattro mesi dopo, rispetto agli altri uccelli suoi simili, così il Falco della Regina,
Falco della regina
può nutrire i suoi piccoli, catturando gli uccelli migratori al loro rientro dai siti di nidificazione,  cioè quando essi sono ormai sfiniti dal loro lungo viaggio verso l'Africa. Il Falco della Regina, è un esemplare di esile falcone, molto bello, simile al falco Pellegrino, dal quale si distingue per le sue........................

lunedì 22 agosto 2011

Il miracolo dei Fenicotteri Rosa.

Alla fine di maggio, sono arrivati in ottomila, tutti accoppiati,  pronti a preparare i nidi per accogliere i loro piccoli. Eleganti ed armonici, simili alle cicogne, sono considerati i "Danzatori dell'Acqua". Hanno scelto proprio Molentargius, a due passi dall'agglomerato cittadino di Cagliari, Quartu Sant'Elena e Selargius. Sono finalmente ritornati per darci

martedì 26 luglio 2011

La Giara di Gesturi


Sardegna insolita è anche quella della Giara di Gesturi dove, a fine estate, tornano a pascolare i tipici cavallini selvatici che vivono liberi nell'altopiano da tempo immemorabile.
Qui hanno trovato le condizioni ideali per conservare la loro particolare tipologia e sono gli ultimi superstiti di una razza che, in un lontano passato, popolava l'intera isola. Piccoli e di colore bruno scuro, molto resistenti alla fatica, sono snelli, hanno una lunga criniera e dei dolcissimi occhi a mandorla. Con tutta probabilità il loro arrivo in Sardegna è da ricondurre all'epoca pre-romana: forse furono importati

La Pecora Nera Arburese.

La pecora di razza Sarda è autoctona della Sardegna, selezionata da lungo tempo per le specifiche condizioni ambientali dell'isola. Essa probabilmente origina, come la maggioranza delle razze del bacino Mediterraneo dal grande ceppo Asiatico. E' stata probabilmente introdotta nell'isola da popolazioni provenienti dal Nord-Africa e la sua prima rappresentazione risale