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sabato 22 aprile 2023

La Sardegna che non ti aspetti - parte 3)


Stando alle ricerche recenti, i villaggi nuragici costieri, sono i primi ad entrare in contatto con i commercianti fenici e ciò avviene sopratutto nelle rade meridionali ed occidentali. I fenici fondano le colonie Karalis (Cagliari), poi Nora, Bithia (Capo Spartivento), Sulcis, nella penisola di Sant’Antioco, Tharros e Bosa, nella Sardegna centro nord occidentale. Il commercio con l’isola prospera gradatamente ed i villaggi si allargano consentendo di accogliere stabilmente al loro interno l’esodo delle famiglie fenicie le quali, a causa della politica espansionistica dei sovrani assiri e la loro pressione sulle coste libanesi, crea seri problemi alle fiorenti città stato, costringendo i fenici alla fuga dalle loro terre e una volta raggiunta la Sardegna, essi apportano i loro culti e le loro tradizioni.

Avvengono proficui scambi culturali e si celebrano perfino matrimoni misti. I fenici ed i sardi convivono pacificamente e sulle coste sorgono i primi insediamenti, infatti essi introducono in Sardegna una nuova forma di aggregazione sociale, le città. I clan nuragici abitavano in vasti territori controllati dalle torri nuragiche , poste nei punti più strategici.
Persino pedalando in bicicletta si possono ammirare le tante raffigurazioni punico fenicie,  stando a contatto con le bellezze naturalistiche e testimonianze archeologiche di una terra antica.
In Sardegna esiste un progetto per la realizzazione di un'intensa rete ciclabile, per un totale di 2700 chilometri e più di 50 itinerari, coinvolgendo anche parchi ed aree protette, come per esempio il tour che parte da Porto Torres in provincia di Sassari, da cui si dirama una dorsale in cemento lunga ben 25 chilometri, attraversando il Parco dell'Asinara. Durante i 100 anni di chiusura totale, quell'isola è diventata un paradiso naturale, è un parco nazionale dal 1997 ed oggi è finalmente un'area marina protetta, con i suoi 110 chilometri di costa ed un habitat incontaminato. 
Intorno ai nuraghi aumentano le capanne nei villaggi, si incrementa la topografia; grazie al prosperare dei villaggi, le città stato fanno gola ai cartaginesi che mirano, non solo al controllo dei centri urbani costieri ma anche alle fertili pianure dell'entroterra; ancora più forte è l'interesse per le nostre ricche miniere di metallo, sempre state dominio delle genti nuragiche dell'interno. Da allora inizia una lunga guerra che vede i punici (le genti di Cartagine)penetrare fino all'interno dell'isola; arrivano da Karalis (Cagliari), Monastir e San Sperate, vanno verso Sulky, l'odierna Sant'Antioco, fino a Monte Sirai. Da Tharros occupano il Sinis, spingendosi fino a Narbolia e San Vero Milis (ottima la Vernaccia); messi alle strette, i sardi nuragici reagiscono ed in breve tempo occupano i territori invasi, minacciando la distruzione delle città costiere. Per la prima volta nel VI secolo a.C. la Sardegna rientra negli annali della storia. La letteratura classica infatti, ci fornisce un preciso resoconto su ciò che accade nell'isola. Per difendere gli interesserei punici, nel 540 a.C. Cartagine inviò in Sardegna un suo esperto generale, reduce dalla vittoria in Sicilia contro i greci, tale Malco. Egli sbarca in Sardegna con un corpo di spedizione il cui compito è appunto quello di liberare le città costiere dal pericolo di annientamento. Malco però trova ad attenderlo la feroce ed organizzata resistenza dei sardi nuragici che attaccano e travolgono i cartaginesi, ormai costretti alla ritirata ed a sopportare le pesanti perdite. Dopo tale disfatta, l'esercito cartaginese viene potenziato. In quel periodo viene introdotta nella nostra isola la zanzara anofele che nell'isola trova terreno fertile tra paludi, acquitrini e campagne incolte. A detta di alcuni storici l'isola, all'epoca, si trasforma ben presto in una terra maledetta, infestata com'è dalle micidiali zanzare anofele che si sono conservate molto bene, riuscendo ad arrivare all'epoca moderna; dal 1946 al 1950 vengono considerate un flagello per la Sardegna a causa della malaria che le stesse zanzare trasmettevano. Cicerone chiama il poeta sardo Tigellio,  "Hominem pestilentiorem patria sua" mentre gli inviati a Roma definiscono i sardi "razza maledetta". Ormai radicata nei secoli, la malaria continua ad imperversare durante la dominazione di Bisanzio con picchi elevati nel Medioevo. Durante il Feudalesimo, la gente sarda viene  decimata e gli abitanti ridotti a 150.000, ossia, lo stesso numero di persone che oggi vive a Cagliari. Gli eserciti stranieri perdono spesso le loro battaglie non per la forza dei sardi, ma perché ai sardi, dava man forte la malaria, nemico invisibile ed invincibile.
 Per fortuna nel dicembre del 1943, gli americani introducono il DDT eseguendo una potente disinfestazione. 
I cartaginesi si spingono all'interno della Sardegna tanto da distruggere la reggia nuragica di Barumini. A Malco successe Magone, vero fondatore della potenza cartaginese; Asdrubale, suo figlio morì in battaglia nel 510 a.C. e la guerra viene portata avanti da suo fratello Amilcare, vittorioso sui sardi che trovano riparo all'interno dell'isola. I cartaginesi ricostruiscono la fortezza di Monte Sirai e ne ripristinano delle altre nei punti strategici dell'isola. Quella cartaginese è un'occupazione molto più estesa di quella fenicia, tanto da arrivare nelle pianure e sulle colline dove fondano diversi centri abitati; così da una parte proteggono i loro commerci e dall'altra sfruttano le risorse agricole del nostro paese. Dopo la conquista dell'isola, Cartagine importa una grande quantità di indigeni berberi dal Nord Africa (Magreb), destinata alla coltivazione del grano nel Campidano. Cartagine regola i traffici navali da e per la Sardegna. Nel 509 a.C. viene sancito il primo trattato di Roma che riconosce a Cartagine il possesso della Sardegna e vieta ai romani ogni tipo di commercio con l'isola.
Nel 378 a.C. i romani fondano la colonia Sardonia che potrebbe essere identificata con la Sardegna, per la sua forma di sandalo. Dal 360 a.C. Cartagine decide di fortificare alcune città importanti della Sardegna a difesa dell'esponenziale crescita della Repubblica Romana. Per questo vengono costruite le mura di cinta intorno a Tharros, Sulcis, Nora e Karalis e vengono fortificate quelle di Olbia, Santu Antine e Genoni. L'occupazione punica trasforma anche l'organizzazione della Società Sarda. Le città diventano centri di potere politico, religioso, militare ed economico; viene inoltre imposto alla popolazione sarda  un tipo di cultura diverso; dopo un periodi di forti scontri proprio in merito a questo, i rapporti tra sardi e punici migliorano, tanto da avere una fusione tra le due culture.  
 
                   
                                                            
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giovedì 20 aprile 2023

La Sardegna che non ti aspetti - 7)


Intorno ai nuraghi aumentano le capanne nei villaggi, si incrementa la topografia; grazie al prosperare dei villaggi, le città stato fanno gola ai cartaginesi che mirano, non solo al controllo dei centri urbani costieri ma anche alle fertili pianure dell'entroterra; ancora più forte è l'interesse per le nostre ricche miniere di metallo, sempre state dominio delle genti nuragiche dell'interno. Da allora inizia una lunga guerra che vede i punici (le genti di Cartagine)penetrare fino all'interno dell'isola; arrivano da Karalis (Cagliari), Monastir e San Sperate, vanno verso Sulky, l'odierna Sant'Antioco, fino a Monte Sirai. Da Tharros occupano il Sinis, spingendosi fino a Narbolia e San Vero Milis (ottima la Vernaccia); messi alle strette, i sardi nuragici reagiscono ed in breve tempo occupano i territori invasi, minacciando la distruzione delle città costiere. Per la prima volta nel VI secolo a.C. la Sardegna rientra negli annali della storia. La letteratura classica infatti, ci fornisce un preciso resoconto su ciò che accade nell'isola. Per difendere gli interesserei punici, nel 540 a.C. Cartagine inviò in Sardegna un suo esperto generale, reduce dalla vittoria in Sicilia contro i greci, tale Malco. Egli sbarca in Sardegna con un corpo di spedizione il cui compito è appunto quello di liberare le città costiere dal pericolo di annientamento. Malco però trova ad attenderlo la feroce ed organizzata resistenza dei sardi nuragici che attaccano e travolgono i cartaginesi, ormai costretti alla ritirata ed a sopportare le pesanti perdite. Dopo tale disfatta, l'esercito cartaginese viene potenziato. In quel periodo viene introdotta nella nostra isola la zanzara anofele che nell'isola trova terreno fertile tra paludi, acquitrini e campagne incolte. A detta di alcuni storici l'isola, all'epoca, si trasforma ben presto in una terra maledetta, infestata com'è dalle micidiali zanzare anofele che si sono conservate molto bene, riuscendo ad arrivare all'epoca moderna; dal 1946 al 1950 vengono considerate un flagello per la Sardegna a causa della malaria che le stesse zanzare trasmettevano.

Cicerone chiama il poeta sardo Tigellio,  "Hominem pestilentiorem patria sua" mentre gli inviati a Roma definiscono i sardi "razza maledetta". Ormai radicata nei secoli, la malaria continua ad imperversare durante la dominazione di Bisanzio con picchi elevati nel Medioevo. Durante il Feudalesimo, la gente sarda viene  decimata e gli abitanti ridotti a 150.000, ossia, lo stesso numero di persone che oggi vive a Cagliari. Gli eserciti stranieri perdono spesso le loro battaglie non per la forza dei sardi, ma perché ai sardi, dava man forte la malaria, nemico invisibile ed invincibile.
 Per fortuna nel dicembre del 1943, gli americani introducono il DDT eseguendo una potente disinfestazione. 
I cartaginesi si spingono all'interno della Sardegna tanto da distruggere la reggia nuragica di Barumini. A Malco successe Magone, vero fondatore della potenza cartaginese; Asdrubale, suo figlio morì in battaglia nel 510 a.C. e la guerra viene portata avanti da suo fratello Amilcare, vittorioso sui sardi che trovano riparo all'interno dell'isola. I cartaginesi ricostruiscono la fortezza di Monte Sirai e ne ripristinano delle altre nei punti strategici dell'isola. Quella cartaginese è un'occupazione molto più estesa di quella fenicia, tanto da arrivare nelle pianure e sulle colline dove fondano diversi centri abitati; così da una parte proteggono i loro commerci e dall'altra sfruttano le risorse agricole del nostro paese. Dopo la conquista dell'isola, Cartagine importa una grande quantità di indigeni berberi dal Nord Africa (Magreb), destinata alla coltivazione del grano nel Campidano. Cartagine regola i traffici navali da e per la Sardegna. Nel 509 a.C. viene sancito il primo trattato di Roma che riconosce a Cartagine il possesso della Sardegna e vieta ai romani ogni tipo di commercio con l'isola.

Tuvixeddu nel cuore di Cagliari


Nel 378 a.C. i romani fondano la colonia Sardonia che potrebbe essere identificata con la Sardegna, per la sua forma di sandalo. Dal 360 a.C. Cartagine decide di fortificare alcune città importanti della Sardegna a difesa dell'esponenziale crescita della Repubblica Romana. Per questo vengono costruite le mura di cinta intorno a Tharros, Sulcis, Nora e Karalis e vengono fortificate quelle di Olbia, Santu Antine e Genoni. L'occupazione punica trasforma anche l'organizzazione della Società Sarda. Le città diventano centri di potere politico, religioso, militare ed economico; viene inoltre imposto alla popolazione sarda  un tipo di cultura diverso; dopo un periodi di forti scontri proprio in merito a questo, i rapporti tra sardi e punici migliorano, tanto da avere una fusione tra le due culture.  
 

                                                            
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mercoledì 19 aprile 2023

La Sardegna che non ti aspetti - 6)



Per chiudere l'anello dei percorsi in bici, il turista potrà fare tappa su un'oasi inimitabile, il Parco della Giara di Gesturi, un altopiano basaltico, di origine vulcanica, alto 600 metri. Ciò che disarma il turista, è la completa assenza di rumori, a parte i cinguettii degli uccelli. I cavallini scrutano a distanza tra gli alberi piegati dal vento forte di maestrale che porta profumi mediterranei; tracce umane storiche e preistoriche si avvertono da Turri in direzione di Barumini dove troneggia "Su Nuraxi", un grandioso nuraghe, oggi patrimonio dell'Unesco.  La passeggiata continua lungo le colline della Marmilla per poi faticare da Gesturi fino alla discesa di Genuri, dove si potrà visitare "Sa Domu de S'Orru" (La casa dell'orco), si procede poi verso Setzu e di nuovo Tuili e Turri fino a concludere il giro.

Una magnifica Stele Sepolcrale del IX secolo a.C. è stata rinvenuta a Nora, accanto a Pula e la si può vedere al Museo Nazionale di Cagliari; sopra la Stele appare il nome della nostra isola di Sardegna, senza le vocali, SRDN, come consuetudine nelle lingue semitiche, caratterizzate da un ricco consonantismo. A Nora si trovano i resti della città romana.  
Il periodo che va dal 900 a.C. si identifica con l'epoca d'oro della civiltà nuragica. L'artigianato produce ceramiche raffinate ed aumenta la qualità delle armi; col prosperare dei commerci, i manufatti sardi raggiungono ogni angolo del Mediterraneo, dalle coste Siro Palestinesi a quelle spagnole ed atlantiche. 

                                                            

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La Sardegna che non ti aspetti- 5)

Scendendo sulla dorsale si arriva al Sulcis passando per i tracciati storici, luogo di miniere dismesse, ben 59, da cui si estraevano, ferro, argento, rame e piombo. I tracciati sono impegnativi e corrono su asfalto, sentieri brulli e su mulattiere; 24 tappe ed in tutto 400 chilometri da fare in bicicletta, tempo occorrente, una settimana circa. Avete però attraversato 3/4 del Parco Geo Minerario della Sardegna. Il percorso attraversa i centri minerari costieri come Nebida e Masua, con la famosa galleria di Porto Flavia, un monumento di archeologia industriale straordinario che domina una fetta di costa incantevole, sita di fronte al faraglione Pan di Zucchero, alto ben 133 metri.


Porto Flavia è stato un capolavoro  di ingegneria che quando era in funzione, migliorava le condizioni di lavoro dei minatori perché riduceva i tempi ed i costi di trasporto del minerale. Dai boschi del Marganai si passa alla miniera di Serbariu, attuale museo del carbone, e poi si arriva alle dune di Piscinas, con montagne di sabbia sottile, alte più di trenta metri; si giunge quindi alle grotte di San Giovanni, a Domusnovas e le grotte di Is Zuddas, a Santadi con stalattiti e stalagmiti dalle forme più curiose.

Stando nel Sulcis si può visitare il parco di Gutturu Mannu (la Grande Gola) coperto da lecci, sugherete, olivastri e lentischi. Bello da visitare è il Parco di Monte Arci, ricco oltre che di macchia mediterranea, di Ossidiana, ossia l'oro nero del Neolitico, un vetro nero di origine vulcanica che in sardo si chiama "Sa perda Crobina", ossia, roccia nera come il corvo. Il Monte Arci si estende per 150 chilometri quadrati.


                                                            
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martedì 18 aprile 2023

La Sardegna che non ti aspetti - Parte 4)


Proseguendo si incontrano sorgenti, ruscelli, stagni e dighe, ruderi medioevali in mezzo a tanta macchia mediterranea. Un parco che attira i turisti in bicicletta è quello di Porto Conte, col suo patrimonio ambientale unico; vicino ad Alghero, Porto Conte è immerso in 5000 ettari di verde.

E si, la Sardegna in sella regala agli amanti delle vacanze in bici, luoghi ricchi di bellezze naturalistiche, archeologiche e culturali per soddisfare le esigenze di colui che ha sete di conoscenze. La bici è perfetta per visitare anche la Penisola del Sinis, vicino a Cabras, dove i Giganti di Mont’e Prama interpretano un passato remoto antichissimo, eroico.

I panorami che si presentano sono da mozzare il fiato e mettono in evidenza come la Penisola si trovi incastonata tra due grandi stagni, noto habitat dei fenicotteri rosa, da noi chiamati "Sa Genti Arrabbia", la gente rossa, per il loro ingente numero ed il  colore rosa intenso. Quel tratto di costa del Sinis è basso e sabbioso con la sabbia composta da innumerevoli quarzi rosa, come Is Arutas, da cui molti turisti amano portar via un ricordo, che amaramente vedono sottrarsi dal personale dell'aeroporto. Tutto il litorale è un sorvegliato speciale dalle vedette poste nelle torri spagnole. In un'altalena storica il turista si spinge  verso l'VIII secolo a.C. arrivando fino alla punta meridionale della penisola dove sono ben visibili i resti della città di Tharros, un centro commerciale fondato dai fenici, importante prima per i cartaginesi e per i romani più tardi.

                                                            
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lunedì 17 aprile 2023

La Sardegna che non ti aspetti Parte 1)


A tutti gli amanti delle passeggiate in bicicletta, vi piacerebbe fare un tour in Sardegna da Sassari a Cagliari? Dopotutto si tratta di 1220 chilometri, 590 nella costa orientale e 630 nella parte occidentale. La vostra fatica sarà compensata dal ritrovamento della nostra cultura millenaria e  soltanto il turista più attento potrà notare ed apprezzare tutte le testimonianze che si celano nella nostra affascinante madre terra. Immaginate di essere catapultati nella Sardegna fenicia e cartaginese, nel periodo dal IX al III secolo a.C., quando nelle nostre coste arrivano i primi mercantili fenici, i cui uomini si integrano nella nostra società nuragica. I fenici apportano nuove conoscenze e nuova tecnologia. Essi sono famosi per il loro sapiente intaglio dell’avorio ma anche per la lavorazione dei recipienti in oro, argento e bronzo, per le decorazioni dei gioielli con la tecnica della filigrana e della granulazione. Tutte queste  arti vengono insegnate anche ai sardi che tutt’oggi le utilizzano, come i gioielli in filigrana che si possono ammirare presso i pochi artigiani rimasti ma sopratutto all’interno dei musei dislocati nel territorio. La Sardegna in bicicletta si allontana dal turismo di massa, alla ricerca delle origini relative alla nostra cultura millenaria che per fortuna ha lasciato un mare di testimonianze tutt’ora esistenti. Ne sono esempio le Domus de Janas, l’imponenza dei Nuraghi, i Giganti di Mont’e Prama. Stare in vacanza in Sardegna è come stare a casa propria, nel senso che il turista viene coccolato, considerato; l’ospitalità dei sardi, a detta dei turisti, è proverbiale, perciò non meravigliatevi se entrando in un piccolo bar, del più sconosciuto paese, non riuscite mai a pagare il vostro caffè; vi mettono in chiacchiera per farvi sentire a casa vostra ed il caffè lo offre il padrone di casa. 
 
                   
                                                                                          
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giovedì 24 febbraio 2022

Io sono vicino al popolo ucraino!

Sono contenta di essere riuscita a visitare a fondo, gli anni passati,  Estonia e Lettonia, due delle tre perle del Baltico, prima che l’Unione Sovietica se ne impossessi di nuovo riducendole a cumuli di macerie, anche alla luce  della nuova guerra con l'Ucraina! Putin mercolodì 23 febbraio, 2022, a mezzanotte ha invaso l’Ucraina, uno stato grande quanto la Francia che ancora non fa parte nè  della Comunità Europea, nè della Nato. Il vecchio Presidente della Commissione Europea, Yuncker, disse nel 2016 che dovevano passare almeno 20, 25 anni prima di arrivare ad una completa adesione dell'Ucraina. Attualmente questa nazione è un membro della "Politica di Vicinanza Europea", ciò perchè gli altri stati membri si oppongono ad ulteriori espansioni.

Perciò l'Ucraina si prepara ad un'adesione all'UE per il 2024, così che potrà farne parte dal 2030, ammeno di una escalation per motivi di tutela bellica. La preoccupazione  che Putin, (che molti politici italiani pensavano potesse  essere premier di uno stato amico per l’Italia), come hanno già fatto i dittatori che l’hanno preceduto quali Hitler e Stalin, abbia intenzione di re imposessarsi non solo degli stati della vecchia Unione Sovietica, bensì di tutta l’Europa! Sarà abbastanza forte l’Europa da riuscire a tenergli testa? Putin finora ha avuto campo libero per andare avanti nella conquista dell’Ucraina, anche se il Presidente Zelensky ha dimostrato fermezza e di riuscire a tener testa alla Russia, fino ad oggi, 5^ giorno di guerra, ma quanto potranno ancora  resistere i soldati ucraini senza l'aiuto di noi tutti europei? La Russia ha il secondo esercito del mondo come potenza ed un tempo si diceva "l'Urss confina con chi vuole" erano queste le proiezioni globali nella testa degli oligarchi sovietici; ed ha anche il primo arsenale atomico al mondo; anche l'Unione Europea confina con chi vuole visto il suo modello di civiltà e di progresso. 
Negli anni Mosca non è stata a guardare, l'Europa bensì ha formato una sua area di influenza in Africa e nell'America latina, trovando svariati consensi in quelle zone del mondo spesso abbandonate  e spesso sfruttate dall'occidente desideroso di impartire la sua "Lezione Morale". Oggi le sanzioni sono controproducenti per chi le impone, questo si evince da un'intervista a Romano Prodi sul corriere della Sera del 25/02/2022.  L'impatto delle sanzioni alla Russia sarebbe molto più forte  per l'Europa, sopratutto per Germania ed Italia, piuttosto che per gli Stati Uniti, che lo chiedono con forza, ma  che non hanno con la Russia gli stessi nostri rapporti di scambio. La Russia potrà agevolmente sostituire le merci italiane e tedesche con quelle di provenienza cinese, rafforzando il blocco verso l'occidente che in breve tempo dovrà fare i conti con l'impoverimento degli europei.                                                                                 
I guai iniziano nel 2014, quando anche la Russia chiede di entrare nel G7 che così diventa G8 ed anche l'Ucraina esprime il suo interesse per un accordo commerciale con l'Unione Europea. Inizia così la crisi perchè la Russia non voleva capire il cambiamento e quindi accettarlo.     La Russia ci vende il gas ed il petrolio, noi cosa possiamo mettere sulla bilancia per ricattarla e dissuadere Putin ad andare oltre? Invocare le sanzioni  produrrebbe un effetto molto blando. Dal 1998 ad oggi ben 13 paesi ex Unione Sovietica sono entrati nella Nato, che sia arrivato oggi per Putin, il momento di rivendicarle? Una cosa è certa, l’Europa non ha preso seriamente in considerazione le minacce degli anni scorsi di Putin che pian piano mandava al confine con l'Ucraina le sue potenti macchine da guerra. 
Oggi, 28/02/2022 è un giorno che segna la storia,  infatti la Svizzera ha rotto la sua storica neutralità, ha dato anch'essa l'adesione alle sanzioni contro Mosca. Al momento gli oligarchi russi possono ancora operare in Svizzera ma è stata creata una lista nera di circa 300 cittadini russi e 4 banche a cui è stato imposto il divieto di intrattenere rapporti d'affari. Anche la Svizzera ammette che la Russia ha violato in maniera flagrante il diritto internazionale e la sovranità di un altro Stato. Sento come cittadina europea di dover esternare la mia vicinanza al popolo ucraino ed in questi momenti, noi tutti credenti, dovremmo intensificare le nostre preghiere! 

venerdì 25 giugno 2021

Il Castello di Acquafredda a Siliqua



Ieri, al rientro dal mare,  sono passata per una strada che costeggia la montagna sulla cui cima si trova quello che dai sardi viene chiamato da tempo  “Il Castello del Conte Ugolino” 
(rif. Dante, Divina Commedia). 
Si trova molto lontano dai centri abitati, in aperta campagna, nel comune di Siliqua, su una montagna in mezzo alla vegetazione e alle rocce della valle del Cixerri.  Il Castello del Conte Ugolino fu costruito nel 1274/1275 e domina  tutta la zona circostante. Per anni e anni molti sardi hanno pensato che fosse il Castello dove il Conte fu costretto a cibarsi dei figli e a morire per poi finire nell'inferno dantesco.


Sembra invece che il Castello dove fu giustiziato, in realtà una torre, si trovasse in Toscana, patria del Conte e di Dante, vicino al centro abitato di Pisa. 
Dopo anni che fu consumata la sentenza, per aver evaso le tasse sui suoi feudi sardi, la torre toscana dove fu ucciso il Conte, detta La Torre dei Gualandi, venne distrutta dopo la sua morte e fu emessa un’ordinanza per non far più costruire alcuna abitazione o monumento in quell’area come “aeterna damnatio memoriae”. 
Tuttavia, diversi anni fa, alcuni studiosi hanno trovato un documento in cui si  attestava che l’area della Sardegna dove sorgeva il Castello era realmente di proprietà del Conte Ugolino, e che realmente vi avesse fatto erigere quel Castello (o ristrutturarne uno ancora più antico) per esercitare e difendere i suoi diritti e domini in quelle sue terre sarde. Ho anche visto la copia di quell’antico documento.
Scavi ancora più recenti, di pochi anni fa, hanno inaspettatamente rinvenuto dei resti di tre scheletri umani, risalenti a quel periodo (1200-1300) che potrebbero essere stati di un padre e di due suoi figli.  Il mistero quindi si è infittito e ad alcuni è venuto il dubbio che in realtà il Conte fosse stato ucciso proprio qui, ma che fu simulata  l’uccisione a Pisa per motivi simbolici e di ammonimento per gli altri nemici politici.

Dopo la caduta del Regno di Cagliari, i Donoratico della Gherardesca, si impossessarono della parte sud ovest della Sardegna e dopo la prigionia del Conte Ugolino nella torre della "Fame", il castello fu conquistato dai Pisani, in seguito, nel 1326 cadde sotto gli Aragonesi, infine nel 1785 il Castello di Acquafredda fu dichiarato "Distrutto".

Oggi le rovine del Castello del Conte Ugolino rappresentano un'oasi ecologica importante per la fauna del posto, infatti vi trovano riparo pipistrelli, rapaci, piccioni ed il falco grillaio, specie in via di estinzione. 


                                                     

lunedì 8 febbraio 2021

Ziqqurat in Sardegna a Monte D'Accoddi



Strano a dirsi, ma uno Ziqqurat si trova anche in Sardegna, proprio come in Mesopotamia. Infatti a Monte D'Accoddi, ad 11 chilometri da Sassari, nella Sardegna del nord, lungo  la vecchia strada Carlo Felice che da Sassari porta a Porto Torres, al km.222, si trova una Ziqqurat di ben 1600 metri quadrati. L'altare è di epoca pre nuragica ed ha una forma di piramide tronca; qui si celebravano i riti propiziatori per il culto della fecondità della terra.

La piramide di Monte d'Accoddi è straordinaria, non solo perché è l'unica in Europa e nel Mediterraneo, ma anche perché risale al 2800 Avanti Cristo. Essa ha anche un orientamento astronomico verso la Croce del Sud, costellazione non più visibile oggi. E' un monumento unico nel suo genere che infonde un grosso senso del mistero. La costruzione è simile alle Piramidi mesopotamiche ed è fatta a gradoni; lo Ziccurat era l'anello di congiunzione tra il cielo e la terra e consentiva la discesa degli Dei tra gli uomini. A dimostrazione che quell'area era sacra, la presenza di un grosso menhir, alto oltre quattro metri che rappresentava il culto della Dea Luna.

Nella rampa di accesso sono presenti due pietre calcaree a forma sferica di natura sacrale, con una circonferenza di 4,85 metri. Il complesso risale alla fase finale del neolitico ed era sito in un villaggio abitato, non isolato, essendo quella, all'epoca, una pianura regolarmente coltivata.  Il sito fu scoperto alla fine degli anni cinquanta; prima non si sapeva cosa nascondesse quella collinetta. Durante la seconda guerra mondiale fi installata una batteria antiaerea; dapprima si pensava ad una costruzione normale e non faceva presagire che al suo interno si celassero così tanti misteri!  Tra il 1979 ed il 1989 fu attivata la seconda fase degli scavi, da cui emerse il "Tempio Rosso". Il monumento  si presenta come una grande piattaforma sopraelevata simile ad una piramide tronca , collegata ad una lunga rampa di accesso; la struttura è alta sei metri e contiene al suo interno la camera sacra. Tutti i ritrovamenti a seguito degli scavi sono esposti al MuseonArcheologico ed Etnografico Sanna di Sassari.

mercoledì 18 gennaio 2017

Stele di Nora ed I Giganti di Monte Prama per riscrivere la nostra storia.


Nel marzo di 43 anni fa, nelle campagne del Sinis, una regione  in provincia di Oristano, un contadino di Cabras, di nome Sisinnio Poddi, scoprì nel terreno in cui lavorava, urtando col suo trattore  contro il busto di un guerriero, un inestimabile tesoro, diventato oggi il simbolo della Sardegna antica,
I Giganti di Mont'e Prama; statue di pietra alte più di due metri, con sandali e lunghe trecce scolpite intorno al volto. A distanza di 2800 anni, ritornano, affiorando dal profondo della terra, pochi pezzi alla settimana, grandi arcieri, grossi pugilatori, titani poderosi e sacerdoti alti più di due metri, due metri e mezzo.
Dalla scoperta di questa grandiosa necropoli si può ripartire per scrivere la storia dell'Occidente.
Dalle ossa e dai denti dei cadaveri vengono estratti alcuni campioni di DNA per scoprire di quali malattie soffrissero, ma sopratutto le analisi ci potranno svelare i legami tra gli antichi sardi e gli attuali abitanti dell'isola.
Certo che l'occasione così ghiotta, ha richiamato in Sardegna archeologi da ogni dove. Adesso ai nostri esperti aspetta un lungo viaggio da percorrere a ritroso, non solo per riempire i musei di Cagliari e Cabras, di centinaia di reperti, ma per portare in superficie tutti i segreti che sono stati dormienti per quasi tremila anni.
Oggi l'immagine degli occhi cerchiati di quei giganti, è diventata il simbolo della Sardegna e viaggia sul web; la si può trovare dappertutto, nei negozi, dalle magliette, ai gadget da viaggio, Questi giganti riscattano finalmente l'altezza di noi sardi, la nostra forza e la nostra resistenza nel tempo, venite a vederli!
Alfabeto punico
La stele di Nora - Il più antico documento del Mediterraneo