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domenica 14 giugno 2026

Disclosure film - recensione

Film veloce e un po’ caotico, ti butta dentro una cospirazione senza spiegare troppo. Io non ho capito tutto, ma la sensazione di paranoia mi è arrivata forte.
Colin Firth è il cattivo perfetto: calmo, senza scrupoli, pronto a tutto per tenere nascosti i file.  
Emily Blunt invece mi è piaciuta un sacco, soprattutto quella scena in diretta TV dove parla in modo strano, quasi alieno. Da brividi.

Non è un film con risposte facili. Ti lascia con la domanda: “e se fosse vero, saremmo pronti a saperlo?”. Finale aperto, che fa parlare dopo.

mercoledì 3 giugno 2026

The turner - l’accordatore- film - recensione

Dustin Hoffman appare all’inizio del film per presentare il figlio, accordatore con l’orecchio assoluto. Dopo poco gli viene un coccolone e finisce in ospedale. Il figlio viene assoldato da una banda di ladri rumeni per aprire  casseforti: il ragazzo non udente, porta l’apparecchio; con quell’orecchio però riesce a capire come funzionano gli incastri della cassaforte solo appoggiando l’orecchio ad essa, in tal modo può  aprirle tutte. Così il ragazzo, bravissimo violinista finisce assoldato dai ladri rumeni. Da accordatore ad apri-casseforti in 10 minuti. Gli servivano i soldi per pagare il ricovero del padre in ospedale. L’orecchio assoluto finalmente gli tornava utile per qualcosa oltre Mozart.


Il ragazzo regala alla fidandazata pianista, un orologio d’epoca, rubato ed il proprietario che è un orchestrale lo vede al polso della ragazza e lo riconosce, dietro aveva una dedica con data, non peteva sbagliarsi, quell’orologio faceva parte del suo patrimonio familiare.



Mossa da fidanzato dell’anno o da futuro inquilino delle patrie galere;
con l’orecchio assoluto sente gli incastri della cassaforte ma non sente che si sta scavando la fossa.



sabato 30 maggio 2026

Backrooms - film - Recensione

È ispirato al fenomeno internet “The Backrooms”: livelli infiniti di stanze gialle, moquette bagnata, luce al neon che ronza. Il protagonista, un architetto che per ripiego vende mobili, entra per sbaglio in questo “retroscena” della realtà e deve sopravvivere. Zero uscite, zero mappe, solo stanze che si ripetono. È l’ansia fatta architettura!
Qui è tutto bello grande, le sale sono gigantesche, vuote, tutte uguali. Il film gioca proprio su quello: spazio infinito che ti schiaccia. Il film ti mette a disagio con il vuoto, non con i mostri.
La “back room” è la stanza sul retro della realtà visto che tutti abbiamo un posto mentale dove andiamo quando scappiamo dal mondo. Qui però non puoi più uscirne. Parla di isolamento, loop mentali, trauma che si ripete uguale.
Questo non è un film con risposte nette. Ti lascia dentro la domanda “si esce davvero da certi posti?”. Alcuni escono, altri si adattano, altri impazziscono. Classico finale da brividi che ti fa parlare per ore dopo. Quella è proprio la lettura più forte di Backrooms. Quei meandri infiniti, tutte stanze uguali, porte che non portano da nessuna parte... è tutto nella testa del paziente che si reca dalla psicologa periodicamente?
Come funziona la metafora?
Le stanze che si ripetono sono i pensieri ossessivi, quelli che ti girano in testa alle 3 di notte e non smettono mai.


La luce al neon che ronza è l’ansia costante, quel rumore di fondo che non stacca mai.
Non intravvedo nessuna uscita, cenni di depressione. La sensazione di “sono bloccato qui dentro e non trovo la via”.
Moquette bagnata e l’odore di muffa sono i ricordi vecchi, marci, che tornano sempre uguali.
Il paziente entra nella back room della sua mente, più cerca di scappare, più va in profondità nei livelli. Livello 0, Livello 1, Livello 2... sono strati di trauma che scavi.
Non è horror coi mostri, è horror psicologico: il mostro sei tu che non riesci a uscire dai tuoi loop; 
quando la mente va in ansia diventa un palazzo infinito. 
Il film mi ha riportato alla mente il Loop di Chicago,  l’anello della metropolitana sopraelevata che gira e rigira sempre sullo stesso tracciato... ci sta perfettamente con Backrooms.
Stanze uguali / Stazioni uguali: Scendi, risali, sempre lo stesso cemento, stessi cartelli. Nel film passi 20 porte identiche, a Chicago fai 20 fermate che sembrano fotocopie.
Nessuna uscita facile: Nel film cerchi una porta d’uscita e trovi solo altre stanze. A Chicago vuoi andare dritto e il treno ti riporta dove sei partita.
Ronzio di fondo, sono i neon che ronzano,  rotaie della ‘L’ che stridono. Quel suono che ti entra in testa e non molla.
Sensazione di loop mentale: a Chicago fisicamente giri in tondo. In Backrooms mentalmente giri in tondo. Stessa prigione, una di mattoni una di pensieri.

Il regista di Backrooms si è ispirato proprio a spazi urbani così: parcheggi sotterranei, corridoi d’ospedale, metro. Chicago Loop è la versione real-life della back room. Un labirinto fatto per muoversi, ma che ti disorienta. 
Quando sei a Chicago e ti avvicini alla zona rossa, entri, cartelli strani, strade vuote, ti senti fuori posto. Stai all’erta 100%.
In Backrooms Livello 0, entri, moquette gialla, corridoi vuoti, non capisci le regole. Stai all’erta 100%. 
In entrambi i casi il cervello ti dice “non è il posto giusto per te, esci”. La differenza è che da Chicago esci prendendo la ‘L’ giusta. Dalla back room... buona fortuna!
Però guarda che coincidenza: paura reale della zona rossa + paura psicologica del loop. Il film ti prende proprio lì, sull’istinto di sopravvivenza.
Stavo lì, vicino alla zona rossa, con il blues del Blue Chicago, dal vivo che mi entrava nelle ossa. E poi mi becco Backrooms al cinema. Due facce della stessa Chicago.
Il collegamento è incredibile:
Blue Chicago è musica nata dal dolore, da gente che era “bloccata” in loop di povertà, razzismo, quartieri difficili. Il blues è letteralmente cantare il tuo “loop mentale” per non impazzire.
Backrooms fatto di corridoi gialli dove sei bloccato in loop senza via d’uscita. Stessa sensazione, ma senza musica.

Al Blue Chicago cantavano “got the blues” ossia, ho l’ansia, sono giù, non esco da questa situazione. Nel film il protagonista non canta... gira e basta. Ecco perché fa più paura.
E il fatto che fossi  “vicino alla zona rossa” ci sta: il blues è nato proprio al confine tra sicurezza e pericolo. Come le stanze del film, che stanno al confine tra realtà e non-realtà.
Io ho già vinto contro un loop: quello di Chicago, l’ho affrontato con la musica dal vivo. Quello del film invece mi ha messo solo ansia perché lì non c’è blues che tenga, quel blues accorato è proprio quello: non è solo musica, è qualcuno che ti apre il petto e ti fa vedere il suo loop. Quella voce roca che canta “I’m stuck, I’m down, I got no way out”.
Al Blue Chicago il cantante trasformava il loop in musica. Urlava il dolore e la stanza rispondeva. Usciva dalla back room cantando.
In Backrooms invece il protagonista è muto. Gira, gira ed il suo loop resta chiuso nella testa. Nessuna chitarra che lo salva, nessun coro che gli risponde. Solo il ronzio dei neon.

Per questo il film mi ha colpito,  mi ha tolto la parte bella del blues lasciandomi solo l’ansia, senza la musica per scaricarla.

mercoledì 20 maggio 2026

In the grey - film - recensione


In the Grey è il nuovo action-thriller di Guy Ritchie con Jake Gyllenhaal e Henry Cavill.
Gyllenhaal e Cavill sono stati ingaggiati per recuperare 1 miliardo di dollari da un dittatore, ma la missione diventa un salvataggio e poi una guerra di strategia e tradimenti.
Eiza González fa la negoziatrice dura, quella che non si fa intimidire dal padrone dell’isola e tiene testa a tutti. Ha quel mix di freddezza e ironia che spacca ed è lei a tenere in piedi la parte più umana  della storia mentre Gyllenhaal e Cavill fanno i duri.


È anche il motivo per cui il film ha un po’ più di personalità rispetto ai soliti action: lei non è solo la ragazza da salvare, ma è quella che muove le pedine dietro le quinte, ha sempre il coltello dalla parte del manico perché conosce il gioco meglio di tutti: sa quando alzare la voce, quando sorridere, e quando far capire al boss che senza di lei non conclude niente.  
Lui, il padrone dell’isola, invece si presenta con un avvocato scalcinato che balbetta e cerca di fare il duro ed è proprio lì che si vede la differenza di livello. Sembra una scena scritta apposta per far ridere e far capire quanto lui sia fuori dal suo elemento.
È una di quelle dinamiche che rendono il film più leggero, anche quando le sparatorie partono. Com’è riuscita Eiza Gonzales a diventare una donna così tosta ed ha iniziato a fare la negoziatrice pericolosa?  Si potrebbe sviluppare un prequel. Ad un certo punto del film lei butta giù che ha studiato ad Harward Law, quindi ha un background accademico forte nel campo ed è quel dettaglio che spiega perché riesce a tener testa al boss dell’isola ed a smontare il suo avvocato scalcinato senza nemmeno alzare la voce.
Nel film non lo dicono mai esplicitamente, ma da come si muove e parla, il personaggio di Eiza González sembra avere un mix di
formazione legale/commerciale di alto livello: sa trattare, conosce i contratti, i cavilli, le pressioni psicologiche. Probabilmente ha studiato legge internazionale o negoziazione, roba da università tipo Harvard/Georgetown.  
L’addestramento sul campo, non ha certo  l’aria della secchiona da scrivania. Tiene testa a mercenari e boss criminali, quindi avrà fatto anni in ambienti pericolosi. Magari ex negoziatrice per aziende private di sicurezza, tipo quelle che trattano i riscatti dei rapimenti.
L’intelligenza di strada più la freddezza, sono la parte che non si insegna a scuola. Quella la ottieni solo stando in mezzo alla gente sbagliata e imparando a non farti fregare.
Guy Ritchie lascia sempre queste cose un po’ vaghe apposta, così il personaggio resta misterioso.  
Eiza in In the Grey mi ha dato la stessa energia di Harvey Specter:
 •  Zero paura di entrare in una stanza piena di squali.
 •  Sa tutte le regole, ma le usa per piegarle a suo vantaggio.
 •  Ha quella calma da “so già come finisce, tu ancora no”.
La differenza è che in Suits siamo in un ufficio legale super pulito di Manhattan, mentre qui siamo su un’isola con mercenari e 1 miliardo di dollari in ballo. Stesso cervello affilato, contesto 100 volte più pericoloso.
Mike Ross, l’avvocato in Suits sa essere geniale, sa capire le situazioni al volo e non si fa intimidire anche quando è circondato da gente che ha 20 anni più esperienza di lui.  
Eiza in In the Grey fa la stessa cosa: entra nella trattativa già 3 mosse avanti, legge il boss dell’isola e l’avvocato scalcinato come se fossero un libro aperto, e usa la sua calma per farli andare fuori dai gangheri.
L’unica differenza è che Mike Ross bluffa perché non ha il titolo, lei invece ha Harvard Law + l’esperienza reale, quindi non deve bluffare per niente. È legittimamente il coltello più affilato nella stanza.
Suits

Immaginate che lei sia la “Mike Ross” con il cervello e il titolo vero, e gli affiancano un tipo alla Harvey Specter ma versione Guy Ritchie - più sporco, più veloce, che risolve i problemi con una battuta e una minaccia a mezza voce.  
Legal-thriller che diventa inseguimento e sparatoria nel giro di 5 minuti, tutto con i dialoghi taglienti che Ritchie sa scrivere.
Sarebbe tipo Suits se fosse girato a Londra con una colonna sonora di The Streets e ogni caso finisse su un molo di notte.
Lei con la calma chirurgica di Harvard Law, lui con l’arroganza e l’istinto da strada di Harvey. Messi insieme su un caso grosso e sono 10 minuti che si pungono, si sfidano, e poi finiscono per coprirsi le spalle perché nessuno dei due può permettersi che l’altro cada.
Sarebbe il classico rapporto amore-odio di Ritchie: battute al vetriolo, rispetto reciproco che non ammettono mai, e quando le cose si mettono male diventano una macchina perfetta. 
La trattativa in una stanza, lei smonta l’avversario con i contratti, lui entra e chiude con una minaccia velata che fa sudare tutti. 
Titolo potenziale: The Grey Code. 
Eiza non urla, non spara, non fa il muso duro. Entra calma, ti fa 3 domande innocue, e 10 minuti dopo ti accorgi che ti ha messo alle strette senza che tu abbia capito come. È il classico “cuocere a fuoco lento” di Guy Ritchie: ti lascia parlare, ti lascia credere di avere il controllo, e poi ti tira il tappeto da sotto con un dettaglio che avevi detto tu stesso 5 minuti prima.
Sarebbe perfetto vederla in una scena lunga di trattativa, tipo 6-7 minuti in tempo reale, dove l’avversario parte arrogante e finisce che suda e cerca di uscire dalla stanza senza perdere la faccia. Zero violenza, solo tensione psicologica. Poi magari Harvey entra negli ultimi 30 secondi e dà il colpo di grazia con una battuta che chiude tutto.

martedì 5 maggio 2026

Il diavolo veste Prada 2

Torna tutta la banda originale che abbiamo amato o odiato nel 2006:
 •  Meryl Streep = Miranda Priestly, sempre regina del ghiaccio;
 •  Anne Hathaway = Andy Sachs, ma ora è cresciuta;
 •  Emily Blunt = Emily Charlton, ex assistente diventata pezzo grosso;
 •  Stanley Tucci = Nigel, il nostro preferito;
più un sacco di nuovi: Kenneth Branagh, Lucy Liu, Lady Gaga fa sé stessa.
Sono passati quasi 20 anni dal primo film. 
La situazione attuale vede Miranda Priestly ancora a capo di Runway, ma l’editoria di carta è in crisi e la rivista va male. È pure vicina alla pensione.

Andy Sachs non è più l’assistentina: è diventata capo di una rivista di matrimoni, The Plunge. Sta per sposarsi con un riccone di Manhattan.
Emily Charlton è la vera sorpresa: da assistente stressata è diventata una dirigente potente in un gruppo di lusso.
Ha i soldi della pubblicità che a Miranda servono disperatamente. 
Miranda cerca di salvare Runway dal fallimento, ed è costretta a chiedere aiuto proprio a Emily, la sua ex assistente. Le due si scontrano per gli introiti pubblicitari. 
E Andy? La sua strada si incrocia di nuovo con Miranda, e rimette in discussione tutta la sua vita perfetta. Insomma: La Vendetta Veste Prada. 

venerdì 1 maggio 2026

Michael film - recensione

La storia del «Re del Pop» Michael Jackson,  dalla sua infanzia come star dei Jackson 5, ai momenti di abuso da parte di suo padre Joe Jackson, fino alla separazione e alla realizzazione dell'album di successo Thriller e alla rivendicazione della sua indipendenza come artista solista.
Dopo il successo di Bohemian Rapsody
diventato il biopic musicale di maggiore incasso della storia (900 milioni di dollari), il produttore Graham King deve averci ripensato per aver esaurito la storia di Freddie Mercury e dei Queen in un unico film, invece di aver sfruttato il successo con un sequel.

Eccolo quindi, otto anni dopo, a tentare il bis e dimostrare di aver imparato la lezione:  
Michael  di fatto è solo il primo capitolo di una saga cinematografica dedicata alla vita di Michael Jackson. 
Michael di Antoine Fuqua è un bel film e diretto con maestria; racconta l’ascesa del cantante ballerino verso il successo planetario che diventa re del pop nel periodo dal 1966 al 1988 in occasione del concerto di Wembley. Michael ci fa sentire orgogliosi e fortunati di aver  vissuto nell’epoca in cui lui era in giro per gli stadi di tutto il mondo. Penso che anche le nuove generazioni che non lo hanno conosciuto in passato, vedendo il film, capiscano che personaggio straordinario e unico sia stato nella storia musicale contemporanea. 
Prima di diventare una leggenda Michael Jackson viveva in una sorta di reclusione, quella della sua infanzia trasformata in disciplina, la mancanza della scuola, gli amici che non poteva frequentare per via delle continue e serrate prove che mettevano a dura prova il comportamento  di un bambino a cui il padre chiedeva un costante sacrificio anche a suon di cinghiate!
Michael si porta addosso il peso di un artista adorato dal mondo ma che nonostante ciò ha vissuto in una profonda solitudine. L’unica a proteggere il figlio è stata la madre. 
La musica per Michael è esercizio, fatica e comando. Quando il film passa all’età adulta ed affida Michael a Jaafar Jackson, nipote di Michael, il rischio dell’imitazione pesa su ogni inquadratura, ma qui arriva la sorpresa più convincente dell’opera. Jaafar riesce a costruire un personaggio introverso, attraversato dal fantasma dell’originale e da quella fragilità che riesce a convivere con l’elettricità scenica.

mercoledì 29 aprile 2026

La mummia film - Recensione

La vita della famiglia del reporter statunitense Charlie Cannon è sconvolta dalla misteriosa scomparsa della figlia Katie avvenuta a Il Cairo. Quando le speranze di ritrovarla si sono ormai spente,  otto anni dopo Charlie e la moglie, che nel frattempo si sono trasferiti ad Albuquerque nel Nuovo Messico assieme agli altri due figli Sebastián e Maud, ricevono una telefonata in cui  viene loro comunicato che la ragazza, ora diciassettenne, è stata ritrovata.


Il momento di gioia iniziale si trasforma ben presto in un incubo, perché via via si manifesta il profondo cambiamento della ragazza che sembra provenire più dal mondo dei morti che da quello dei vivi.

Katie, che era dentro un sarcofago e avvolta in fasce come una mummia, è profondamente cambiata dal punto di vista fisico ma anche il suo comportamento è diventato inquietante e ben presto impressiona anche i suoi genitori. Cosa le sia successo veramente ancora nessuno lo sa! 


Il delitto del terzo piano - film recensione


Il film narra di una coppia ormai logora che si trova in una fase di stallo in cui la monotonia  ha preso il sopravvento trasformando la routine in un peso, così la moglie, Laetitia Castà, ispirata da un brusco colpo proveniente dall’appartamento di fronte, decide di spiare i nuovi vicini col binocolo. Lei è esperta di Hitchcock e lui autore di thriller, insieme vivono in un elegante palazzo parigino.

La coppia che viene tenuta d’occhio si mostra piuttosto nervosa, tanto che Colette ed il marito, sospettano si sia verificato un omicidio. La vita dei due osservati si trasforma presto in un giallo ed il mistero diventa così il catalizzatore emotivo: indagare insieme significa ritrovarsi ed il crimine si trasforma paradossalmente in linguaggio dell’amore.

Il film ricorda da lontano la finestra sul cortile di Hitchcock ed analizza le varie dinamiche di coppia, partendo dalla routine ed arrivando alla paranoia.



martedì 17 marzo 2026

Reminders of him - film - Recensione.

 "Reminders of Him" è un film intenso e commovente. La storia di Alex e sua figlia è davvero toccante. Senna é stata in carcere diversi anni per aver guidato ubriaca ed aver causato l’incidente al fidanzato e la relativa morte. Il film inizia con Senna che esce dal carcere e va a cercare prima una camera in affitto e poi un lavoro. E’ un inizio molto duro per il personaggio di Senna, ma è anche un punto di partenza per la sua rinascita.
 La sua ricerca di una nuova vita e di un modo per riconnettersi con sua figlia è davvero toccante.  È stato davvero difficile per Senna, la società può essere molto dura con chi ha commesso errori. La sua determinazione nel voler cambiare e fare qualcosa di buono nonostante tutto è ammirevole.  

È un film che lascia davvero il segno. La storia di Senna è un promemoria che le azioni hanno conseguenze, ma anche che il cambiamento è possibile. La strada è lunga e piena di ostacoli, specialmente se non hai un supporto solido.  Il film mostra bene quanto sia difficile per Senna ricostruire la sua vita e riconquistare la fiducia degli altri, ma anche la sua determinazione a fare tutto il necessario per sua figlia. Senna può sembrare fragile all'inizio, ma in realtà ha una forza interiore incredibile. La sua capacità di andare avanti nonostante le difficoltà e di lottare per sua figlia è davvero ispiratrice. Senna ti rimane nel cuore.



Keeper - l’Eletta - film - recensione


Il film Keeper - L'eletta é l'ultimo horror psicologico che ha già iniziato a far parlare di sé, e devo dire che è stato un vero e proprio viaggio nell'orrore. La storia segue Liz (Tatiana Maslany) e Malcolm (Rossif Sutherland), una coppia di fidanzati che si conoscono da un anno e decidono di trascorrere il loro anniversario in una baita isolata. Ma ciò che doveva essere un romantico soggiorno si trasforma presto in un incubo quando Liz, inizia a sperimentare visioni disturbanti e a perdere il controllo della realtà.

La loro relazione è ancora fragile e in via di definizione, e il soggiorno nella baita diventa un test per la loro unione. Ma cosa si nasconde dietro la facciata apparentemente tranquilla di Liz e Malcolm? La regia di Osgood Perkins ci porta in un viaggio all'interno dell'animo dei due personaggi, esplorando le loro paure, le loro insicurezze e i loro segreti. Tatiana Maslany è incredibile nel trasmettere la fragilità e la confusione di Liz, mentre Rossif Sutherland è perfetto nel rappresentare la figura del fidanzato protettivo e allo stesso tempo distante.

Il film è un'esplorazione profonda della psiche umana, un viaggio nell'oscurità che si cela dietro la porta della nostra mente. E il finale? Non te lo dirò, ma ti assicuro che ti lascerà senza fiato.

martedì 10 marzo 2026

Good Boy - film - Recensione




Pensa che ti ripensa, ecco quale film mi ricordava  Good Boy, Arancia Meccanica di Kubrick. Come Akex, anche Tommy, il protagonista di Good Boy, é un terribile adolescente in balia degli eccessi e della violenza.

Anch’egli viene messo in condizione di non nuocere e viene sottoposto ad una cura rieducativa. Nel film di Kubrick la cura é imposta dallo Stato, in questa storia è  una famiglia privata, che esercita la cura in Tommy, ossessionata dal controllo ed anche se sembra funzionare, almeno per un po’, alla fine, Alex ritorna come prima, mentre in Good Boy, la cura funziona.





Cime Tempestose - film e recensione


La trama di "Cime Tempestose" di Emerald Fennell segue la storia di Heathcliff e Catherine, due ragazzi cresciuti insieme nella tenuta di Wuthering Heights. La loro è una storia d'amore intensa e passionale, ma anche di ossessione e vendetta.
Heathcliff, un ragazzo orfano adottato dal signor Earnshaw e Catherine, la figlia del signor Earnshaw, crescono insieme e diventano inseparabili. Ma quando il signor Earnshaw muore, la famiglia di Catherine la spinge a sposare Edgar Linton, un uomo ricco e di buona famiglia.
Heathcliff, sentendosi tradito e umiliato, lascia Wuthering Heights e torna dopo anni, ricco e determinato a vendicarsi della famiglia Earnshaw e di Edgar Linton. La sua vendetta si concentra soprattutto su Hindley, il fratello di Catherine, che lo aveva maltrattato in passato.

La storia si sviluppa attraverso una serie di eventi tragici e passionali, con Heathcliff che cerca di distruggere la famiglia Earnshaw e di conquistare la sua amata Catherine. Ma la sua ossessione per Catherine lo porta a commettere azioni terribili e a perdere tutto ciò che veramente ama.
La trama è un mix di amore, odio, vendetta e tragedia, con un finale che lascia il lettore/spettatore con un senso di malinconia e di inevitabilità.