Sono andata a Cabras per darci un’occhiata veloce e mi sono fatta risucchiare dal tempo senza accorgermene. Al museo i Giganti di Mont’e Prama ti fermano sul posto: non è solo il numero e l’imponenza, è come sono messi lì, in formazione, seri, come se stessero ancora aspettando un ordine che non è mai arrivato. 2800 anni e ti guardano ancora con quella faccia che non ha voglia di scherzare.
Poi esci e il Sinis ti cambia passo. I guerrieri di pietra diventano granelli di quarzo sotto i piedi a Is Arutas, bianchi e rosa, che scivolano e ti massaggiano mentre cammini, con l’acqua
che si fa trasparente ogni due passi. E ti sembra naturale passare da statue millenarie a una spiaggia fatta di pietre preziose in miniatura. La sabbia cambia ancora a Mari Ermi, diventa quasi rosa, più grossa, che scricchiola, e in mezzo spuntano rocce gialle che tagliano il paesaggio e aprono l’orizzonte.
che si fa trasparente ogni due passi. E ti sembra naturale passare da statue millenarie a una spiaggia fatta di pietre preziose in miniatura. La sabbia cambia ancora a Mari Ermi, diventa quasi rosa, più grossa, che scricchiola, e in mezzo spuntano rocce gialle che tagliano il paesaggio e aprono l’orizzonte.
Tra una spiaggia e l’altra ti fermi a mangiare e capisci perché la gente non ha fretta di andare via. Arriva la merca, i muggini avvolti nella ziba, l’erba tipica dello stagno che insaporisce il pesce, la crema di bottarga da spalmare nei cornetti di carasau, la fregola a minestra di arselle che sa di mare e casa insieme, e il muggine arrosto che non ha bisogno di fronzoli. Ecco che arriva la Malvasia con i dolcetti tipici e ti senti già parte del posto, senza aver fatto niente.
Se vuoi il lato più tranquillo e fuori dal tempo, c’è la spiaggia di Maimoni dove fare lunghe passeggiate digestive, con le alghe adagiate in riva e la macchia che arriva fin sulla sabbia.
Niente chioschi, solo silenzio e mare. È la parte più selvaggia del gruppo, quella che ti lascia andare.






















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