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mercoledì 16 agosto 2017

Chicago e le sue Torri - 9°


Chicago e New York, vantano  di possedere le torri più alte degli Stati Uniti. Un peccato non riuscire a visitarle, visto che da lassù si gode un panorama a 360 gradi della città, fiume e lago compresi!!
La Willis Tower a Chicago,  è stata la torre più alta del mondo  dal 1973 al 1998, ha in tutto 110 piani, ma al 103°, ci si arriva in un minuto ed  è possibile vedere lo Skydeck completamente sospesi su lastre di plexiglass, col vuoto intorno a noi!! Un'emozione bellissima ma piuttosto forte, sopratutto per chi soffre di vertigini; un meccanismo fa abbassare gradatamente le lastre che sono  completamente trasparenti e l'impressione che abbiamo è di cadere a faccia in giù sul lago Michigan;  si resta così per un minuto, poi pian pianino si risale e si ritorna in posizione verticale, che brividi!!
C'è poi la Jhon Hancock Tower, con i suoi 100 piani, di uffici, centri commerciali e 700 appartamenti. A febbraio si tiene una gara e vince chi per primo sale le scale del grattacielo fino al 94° piano. L'ultimo record è di 9 minuti e 39 secondi.
Anche qui il panorama è niente male. Occorre essere fortunati e non beccare la nebbia. Io stavo finendo di fare le foto, quando mi accorgo che la gente salita, si ammucchiava all'ingresso aspettando che la nebbia svanisse. Hanno dovuto aspettare diverse ore, perchè la punta del grattacielo era completamente avvolta dalla nebbia.
Con le facce deluse tanti turisti son dovuti andar via con l'amaro in bocca. Capita spesso a Chicago!! Altra torre molto bella da vedere e molto elegante con i fregi in oro, è la Trump Tower, la torre del Presidente americano, che in quanto a manie di grandezza non scherza, una torre non squadrata ma piuttosto circolare, si trova nella parte Nord del fiume Chicago. All'interno si trova un grande albergo e tanti uffici.
L'ingresso è molto elegante, con i suoi soffici salotti in pelle. Il Presidente Trumph, ha anche una torre a New York, dove viveva prima di assumere l'incarico attuale.
Altre due torri a forma di pannocchia  i cui primi 10 piani hanno i parcheggi a forma circolare, mentre gli altri hanno appartamenti ed uffici, sempre circolari, sono chiamate torri gemelle, si trovano anch'esse nella parte nord del fiume Chicago e sono il punto di riferimento della città. Sorgono nel quartiere Marina City. 

venerdì 11 agosto 2017

Yellowstone e Gran Teton - 8°


A Yeckson, un piccolo paese del Wyoming, arrivano migliaia di turisti ogni anno, sia dall'America che da altre parti del mondo, pochi dall'Italia, non ne ho incontrato nemmeno uno, per vedere due parchi naturalistici nazionali, oltre al famoso Yellowstone, il Gran Teton National Park.

Partiamo la mattina presto alle sei e trenta, per osservare meglio la vita degli animali nel parco. Arriviamo nella valle degli Antilopi, una larga pianura divisa a metà dallo Snake River, dove di primo mattino le Antilopi scendono ad abbeverarsi. Muniti di binocoli osserviamo i dintorni e le Antilopi sono la, aggraziate nei loro movimenti, bevono insieme ai loro piccoli.
Col binocolo, detto periscopio, si vedono le immagini più distinte e chiedo alla guida di farmi le fotografie avvicinando i due obiettivi e focalizzando bene l'immagine. Col fuoristrada continuiamo il giro, ma incontriamo  un grosso bisonte che avanza con cedere pesante, la paura è inevitabile, ma passa appena l'animale si addentra nella pianura allontanandosi.
Arriviamo al lago Yackson dove si riflette il monte Teton, imbiancato ancora  dalle nevi perenni. Si rispecchia con tutta la sua altezza di 4000 metri, nel lago sottostante.
La vegetazione che troviamo emana un bell'odore forte di selvatico che assomiglia vagamente alla nostra vegetazione mediterranea, profumo dato sopratutto dalla salvia selvatica che ricopre tutta la valle. Più avanti incontriamo il Yackson River,  lago e fiume portano il nome della città.
Il Gran Teton
Lungo la strada incontriamo una farm vecchia 110 anni, diventata ormai il regno del Cane della Prateria, non immaginatevi un cane, bensì un castoro, è un roditore, che scava gallerie interminabili intorno alla farm.
La salvia selvatica
Qui vola anche il Mountain Blu Bird, un bellissimo uccello tutto colorato di un bel celeste forte. Più avanti immerso in una langa, vediamo col binocolo la Sand Hill Crane, la Gru della Sabbia.
Il Thistle
La vegetazione è bassa e vi sono numerosi cardi selvatici dai bei fiori fucsia, più sviluppato del nostro, qui è detto Thistle.
Un altro fiore che trovo spesso qui è il fiore nazionale del Wyoming, un fiore rosso detto Wyoming Paint Brush, ossia il Pennello Nazionale del Wyoming. Insomma, tutt'intorno la vallata è uno scenario variopinto dove predomina il verde  della vegetazione bassa
Paint Bruch, il pennello del Wyoming
Antilopi al cannochiale
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La Farm antica di 110 anni

giovedì 10 agosto 2017

Le Black Hills e le Bad Lands espropriate agli indiani - 7°


Scena di caccia al Bisonte (Buffalo per gli indiani)
alle Bad Lands
al museo

A circa 30 km. da Rapid City, ci sono le Black Hills. Il monte Rush Mount fa parte delle Black Hills, le Colline Nere, così come le chiamavano gli indiani. L'aeroporto sicuramente più accreditato per visitare queste colline è quello di Rapid City, un piccolo comune con meno di 70.000 abitanti, nel Sud Dakota, confinato al centro di queste bellezze naturali. Importante anche il Custer State Park. 
Canion alle Bad Lands
Seguendo i Loops, ossia le strade o sentieri autorizzati, è facile trovare i punti strategici più interessanti da vedere nelle Black Hills; qui tutto funziona con i Loop, così anche i turisti più imbranati non si perderanno e quel che è peggio, non finiranno in bocca ai lupi, ai bisonti oppure agli orsi! In ogni caso in questi parchi si trovano i Rangers, all'entrata, dove si paga un biglietto di circa $6, ma anche dentro l'area ve ne sono diversi che la proteggono in caso di incendi e sono tutti coordinati tra loro, nonostante la grandezza del territorio. I parchi sono gestiti dallo stato del Sud Dakota, per il territorio di sua competenza. Nelle Black Hills, le colline nere, vi sono tante specie animali; si possono incontrare per strada le Antilopi, i bisonti, ma anche lo struzzo americano detto Nandú;
nelle Bad Lands, il paesaggio è diverso,  si trovano tanti bei Canyons, dove gli indiani davano la caccia ai bisonti, inseguendoli;  Ricordate il film con Kevin Costner "Balla coi Lupi", è stato girato proprio tra queste colline che un tempo erano abitate dagli indiani Sioux.  
Il cane della prateria
Passeggiando per strada ho visto anche gli asinelli bianchi, il cane della prateria. Il bisonte anche se grosso riesce a correre fino a 50 km. all'ora, purtroppo per l'uomo è velocissimo, nonostante la sua grossa mole, inseguiti dagli indiani, i bisonti arrivavano sul precipizio e non potevano più arrestarsi, cadendo giù rovinosamente! Nelle Bad Lands si vedono ancora i segni della presenza dell'Oceano, ritiratosi milioni di anni fa. Il sito è spettacolare, le tinte cambiano da Canyon a canyon e guardare di sotto fa venire le vertigini! 

mercoledì 9 agosto 2017

Rapid City ed i Sioux - 6°


Rapid City è una città del Sud Dakota, dove Dakota è un nome indiano, prima era Lakota, che vuol  dire Sioux, ossia serpente, in senso dispregiativo, veloce e svelto come un serpente, così venivano chiamati gli indiani Sioux. Poi man mano che le tribù aumentavano, venivano chiamate con altri nomi. I Lakota, sono diventati Dakota. Gli indiani che vivono a Rapid City sono il 12% della popolazione.

Gli indiani americani, in genere non si ammalavano mai perché vivevano in un territorio che non portava malattie. Così il loro sistema immunitario non si è mai fortificato. Con la guerra americana ed il colonnello Caster, sono stati confinati man mano nelle riserve e loro non corrono più, la caccia è diminuita per via dello sterminio dei bisonti e loro non svolgono più quelle attività fisiche che praticavano un tempo! Al tempo del vaiolo, gli americani, per sterminare gli indiani, regalavano loro le coperte infette dal vaiolo, così una gran parte di indiani fu fatta fuori. Oggi, girando per Rapid City, si vedono tanti uomini e giovani indiani che hanno la pelle del viso butterata, come al tempo del vaiolo, dicono che in parte sia rimasto il virus nel loro DNA. Il diabete addirittura è devastante per i indiani, in breve tempo consuma dita e gambe che vanno in cancrena, quindi non è difficile vederli in carrozzina  rovinati anche nel fisico, mentre girano in città in carrozzina ed a testa bassa chiedono un dollaro! Purtroppo sì. Ora che sono emarginati dalla popolazione, a loro piace molto l'alcol, che contiene zucchero e spesso il loro ritrovo è in osteria da cui a mala pena escono in piedi.

martedì 8 agosto 2017

Crazy Horse Memorial - Sud Dakota - 5°



Un'altra scultura nelle Black Hills, questa volta in onore degli indiani d'America;  nel 1949 iniziarono i lavori di costruzione della statua dedicata a Cavallo Pazzo e quando il Capo indiano Lakota, invitò lo scultore Korczak Ziolkowski a scolpire il monumento a Cavallo Pazzo, gli disse: "I miei colleghi Capi e io vorremmo che l'uomo bianco sapesse che anche I Pellerossa vantano grandi eroi".

I lavori di scavo e sbancamento iniziarono nel 1949 ma il volto fu completato nel 1998 ed ora è il  quinto profilo in granito delle Black Hills. L'attuale lavoro si concentrato sull'abbozzo della testa del cavallo, di 22 piani. La moglie di Korczak Ziolkowski, Ruth e sette dei loro 10 figli, hanno dedicato la loro vita al sogno di Cavallo Pazzo che non deve essere realizzato come progetto di governo, bensì come una missione umanitaria, senza fini di lucro, finanziata principalmente con i biglietti d'ingresso.
Il plastico di Cavallo Pazzo
Quando sarà ultimato Cavallo Pazzo raggiungerà i 117 metri di altezza e 195 metri di lunghezza e verrà scolpito a tutto tondo. Cavallo Pazzo non è un semplice monumento in montagna, infatti tribù indiane degli Stati Uniti, del Canada e del Messico, hanno contribuito con molti manufatti a creare in quel luogo, il Museo Indiano  del Nord America che sono andata a visitare ed in cui ho incontrato un Sioux che vive e lavora a Washington D.C., venuto alle Black Hills per far conoscere questi luoghi ai suoi ragazzi.
Un Sioux incontrato al Museo
Le esposizioni del Museo, propongono vari ritratti autentici di nativi americani passati e presenti.
Una tenda dei Sioux fatta con le pelli di 5 di Bisonti
Dopo la morte dello scultore, nel 1982, la moglie prese a dirigere l'opera, che pensò di realizzare entro il 2000, ma ci furono così tanti intoppi che ancora oggi l'opera non è completa. Basti pensare che per disegnare le sole labbra di Crazy Horse, ci vollero due anni! 
Un cavallo addobbato a festa che ha sul 
davanti, una sacca in cui porre il piccolo appena
 nato da mostrare a tutta la famiglia

Rapid City ed il Monte Rashmore e le Black Hills - 4°



Rapid City è una città piccola del Sud Dakota di circa 67.000 abitanti. Funge da pied 'a terre per le escursioni da effettuare nel monte Rashmore ed il Crazy Horse che tanti turisti vogliono visitare. In quel monte sono stati scolpiti i volti di quattro presidenti americani. Su una parete di granito del monte Rushmore vennero scolpite  in rilievo le loro teste.

La popolazione di questa città è composta per il 12% da indiani. Oggi, 19 luglio, sono andata al Monte Rashmore, in macchina, in una mezz'oretta sono arrivata. Il tempo era caldissimo; ho fatto a piedi non so quanti gradini, per arrivare il più vicino possibile a vedere un'opera senza eguali come impegno e fatica! La scultura delle teste di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt ed Abraham Lincoln che  simboleggiano la nascita e le difficoltà dei primi 150 anni degli Stati Uniti. Ognuno di essi rappresenta gli ideali della nazione: il primo simboleggia  l'indipendenza e la nascita della Repubblica; il secondo l'idea di governo rappresentativo; il terzo,  rappresenta il ruolo internazionale degli Stati Uniti nel XX secolo e  Lincoln l'unione permanente degli Stati e l'uguaglianza per tutti i cittadini.
Nel 1923 un esperto storico del Sud Dakota, ebbe l'idea di scolpire nella formazione granitica delle Black Hills, le colline nere, delle statue colossali di alcuni eroi leggendari del Far West ma questa proposta piacque solo ad una parte dell'opinione pubblica. Col passare del tempo, gli ideali cambiarono e l'esperto d'arte Robison, invitò lo scultore Gutzon Borglum alle Black Hills per iniziare a buttar giù un progetto. Lo scultore che iniziò come pittore, ottenne una grossa fama in Francia, intorno al 1890. L'invito alle Black Hills gli permetteva di creare un monumento le cui dimensioni sarebbero state notevoli. Era necessario trovare un luogo adatto e Borglum scelse Mount Rushmore essendo di granito liscio, esposto al sole e perché dominava, a 2000 metri d'altezza, lo spazio intorno. I lavori iniziarono il 10 agosto 1927, lo stesso giorno in cui Mount Rushmore veniva proclamato monumento nazionale.
Ci vollero quattordici anni per attuare questa scultura, ma in effetti solo sei anni e mezzo furono dedicati ai lavori, gli altri anni furono dovuti a ritardi, ricerca di fondi e condizioni atmosferiche sfavorevoli. Durante i primi anni di lavoro, furono i contributi dei privati ad appoggiare il progetto. Più tardi ci fu la necessità di nuovi fondi, così il governo federale assunse la piena responsabilità finanziaria, dei  $990.000 spesi per questo monumento dal 1927 al 1941. Gutzon Borglum morì nel marzo del 1941. Suo figlio Lincoln, che aveva a lungo collaborato col padre alla costruzione del monumento, continuò il progetto fino a quando si esaurirono i fondi, verso la fine del 1941. Da quel momento in poi, fino ad oggi, la roccia non fu più scolpita, nè per ora è previsto un ulteriore sviluppo del monumento. Per il taglio della roccia, Borglum, usò le tecniche di ingegneria da lui stesso sviluppate nei suoi lavori. Egli progettò il gruppo dei 4 presidenti e li adattò alla sommità granitica del monte Rushmore ma crepe profonde e grosse fessure rischiarono di mandare a monte il lavoro fin li svolto., quindi il progetto fu modificato. Modelli in scala di circa un metro e mezzo, guidarono i lavori degli operai; si prendevano le misure con dei modelli a sbarre orizzontali e fili a piombo e dopo averle moltiplicate per 12, venivano trasferite sulla montagna. Stabilito poi un punto di riferimento, per esempio la punta di un naso, la roccia in eccesso veniva rimossa con la dinamite, spesso fino ad arrivare a circa 10 cm. dalla superficie finale. Circa 450.000 tonnellate di roccia vennero rimosse in questa maniera. Gli operai perforatori, sospesi sulla parete della montagna, su sedili dondolanti, usarono martelli  pneumatici per perforare la superficie rocciosa, facendo buchi poco profondi, a 10 cm. l'uno dall'altro. La rimanente roccia fu poi livellata con una trivella o con l'aiuto di un martello a scalpello. Alla fine, tutta la scultura venne levigata con un processo detto "bumping". Il monumento si trova a 40 km. da Rapid City e la scultura viene apprezzata di più se visitata di mattina, ma di notte, un'illuminazione speciale conferisce all'intera opera, una suggestione particolare!