Nel cuore del Parco di Nara, tra cervi liberi che passeggiano come guardiani gentili, sorge uno dei templi più impressionanti che io abbia mai visto: il Tōdai-ji. Un luogo che unisce grandezza e spiritualità con quella grazia che solo il Giappone sa esprimere.
Attraverso un maestoso portale in legno, si accede a una delle sale più grandi del mondo, costruita interamente in legno: il Daibutsuden. Qui dentro, in penombra, si erge il Grande Buddha, alto più di 15 metri. Di fronte a lui ci si sente piccoli, eppure inspiegabilmente accolti. Lo sguardo della statua è quieto, profondo, come se ascoltasse i pensieri senza giudicare.
Il Tōdai-ji non è solo un tempio. È una di quelle esperienze che restano dentro: un incontro tra uomo, natura e divino. Un luogo in cui rallentare, osservare, e sentire il peso e la bellezza del silenzio.
All’esterno, a colpirmi subito, sono state le enormi mani del Buddha, esposte come riproduzioni: aperte, generose, simbolo di accoglienza e protezione. Vederle da vicino fa capire ancora meglio la maestosità della figura che ci attende all’interno.
Tutto intorno, l’odore dell’incenso, il suono ovattato dei passi sul legno, e fuori, i cervi che si avvicinano in cerca di uno snack. Alcuni si inchinano leggermente, come a chiedere permesso.










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