Avevamo un luogo e un orario preciso per partecipare alla cerimonia del tè a Kyoto. Ma, come a volte accade nei viaggi – e nella vita – un piccolo errore d’indirizzo ha cambiato i piani. Ci siamo ritrovati a correre, un po’ spaesati, verso un’altra sede dove ci aspettavano. Siamo arrivati in ritardo, con il fiato corto e un po’ di dispiacere.
Nonostante tutto, ci hanno accolti con gentilezza e ci hanno permesso di vivere una “mezza” cerimonia. È stata comunque intensa, intima e carica di significato.
A rendere tutto ancora più prezioso è stata la nostra guida. Aveva già concluso il suo turno, ma è rimasta con noi per tradurre le parole dei due maestri. Senza di lei, quei gesti eleganti e silenziosi sarebbero stati incomprensibili. Invece, grazie a lei, ne abbiamo colto il senso profondo.
In quel tatami, davanti a una tazza di matcha preparata con lentezza e rispetto, ho capito che la cerimonia del tè non è solo un rito estetico. È un invito a rallentare, a osservare, a ringraziare. Anche un imprevisto può diventare armonia, se lo accogli con lo spirito giusto.






Nessun commento:
Posta un commento