Sara è una scrittrice di favole ma non di favole belle, favole dark, un po' nere, come quelle che ti fanno un paura. Sara torna nel paese dove è cresciuta, in Sardegna, dopo che succede una cosa brutta: la sua amica Alice viene trovata senza vita nel bosco.
E in più, in paese, è sparita una bambina.
Due cose macabre che sembrano separate, ma poi piano piano ci si accorge che il passato torna tutto a galla; ricordi di quando erano piccole, i traumi, i segreti che in un paesino piccolo tutti sanno ma nessuno dice.
Il film riesce a trasmettere un senso forte di oppressione di un paese chiuso nel silenzio dove di percepisce la freddezza della gente a cui è stata rubata l’infanzia.
Il film riesce a trasmettere un senso forte di oppressione di un paese chiuso nel silenzio dove di percepisce la freddezza della gente a cui è stata rubata l’infanzia.
È un thriller psicologico, ci fa stare lì con l'ansia, si cerca di capire e di sapere cosa sia successo davvero.
Il paesaggio è bellissimo e anche un po' inquietante: boschi, nebbia, silenzi, case di paese... una Sardegna diversa, non quella del mare ma quella nera, quella dei misteri, tipo S’Accabadora.
La storia è ambientata in un paesino fittizio che si chiama Fraus, ma è stato girato davvero nel cuore della Barbagia, a Gavoi, nei boschi intorno ed in parte a Roma. Si riconosce!
Però, e qui dico la mia:
il film andava sviluppato meglio!
Troppi silenzi e pochi dialoghi! A volte aspettavo che qualcuno parlasse e non parlava nessuno!
E quando parlavano... i dialoghi in italiano si sentivano appena, quasi impercettibili. E quelli in sardo erano troppo pochi, così pochi che non si capiva nemmeno se fosse logudorese o sassarese!
Se fai un film sardo, il sardo fammelo sentire!





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