Sono andata a vedere Digger convinta di vedere il grande ritorno di Iñárritu con Tom Cruise. Ne sono uscita chiedendomi perché non sono rimasta a casa a stirare.
Presuntuoso, caricaturale, interminabile. Iñárritu confonde l'esagerazione con il genio e ci propina 2 ore e mezza di primi piani deformati, dialoghi urlati e metafore sull'apocalisse spiegate come fossimo bambini di 5 anni.
Tom Cruise ci prova, per carità, ma il suo magnate delle trivelle che vuole salvare il mondo che lui stesso sta distruggendo non fa né ridere né pensare. Fa solo sbadigliare. Il cast stellare - John Goodman, Sandra Hüller, Jesse Plemons - è sprecato in macchiette sgradevoli.
La fotografia sarà anche da quadro, ma se il quadro è brutto, a che serve la cornice d'oro?
Un film che vuole provocare e far riflettere, ma l'unica riflessione che mi ha lasciato è: "quanto manca alla fine?"




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