C’è una lingua in Sardegna che ha la forza del nord e la musica del sud. Non è un errore, non è un mix sbagliato, è un dialetto intero con le sue regole. È il sardo de Mesania; non sta nel mezzo perché è indecisa, sta nel mezzo perchè è un ponte tra due Sardegne; non è un ibrido, ma una lingua autonoma. Si parla in tutta la fascia di confine tra il Logudoro ed il Campidano. Da Ula a Busachi, da Ghilarza a Neoneli, da Allai a Fordongianus, tutti i paesi con l’osso duro del nord e la voce cantata del sud, non parla come Cagliari, non parla nemmeno come Nuoro; parla nel mezzo, logudorese nello scheletro, campidanese nella voce, un sardo di confine che non si sporca ma si arricchisce. È una lingua sarda diversa, preziosa ed impossibile da copiare. La Carta Delogu, non parla logudorese e non parla campidanese, la Carta Delogu è scritta in Mesania, nero su bianco, con le sue regole e la sua identità. «Pro conservari sa justicia, e pacificu, tranquillu e bonu istadu»: l'obiettivo dichiarato è "conservare la giustizia e il pacifico, tranquillo e buono stato" del popolo. È una lingua con i suoi documenti e quando una lingua ha documenti, non si discute più, la si riconosce. Chi ha carte ha storia, chi ha storia, ha diritto. La Carta Delogu di Eleonora d’Arborea, è scritta in sardo volgare, nella variante arborense e quell’arborense è proprio la lingua mescidata della fascia di confine.






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