C’è qualcosa di quasi magico nell’osservare il mare che avanza e si ritira secondo un ritmo che sembra tutto suo, antico, potente e misterioso. Quando sono andata incontro al torii immerso nelle acque del Mare Interno di Seto, l’ho toccato con la punta delle dita. Era umido e incrostato di minuscole conchigliette, rimaste attaccate alla base del legno: segni tangibili della marea che, come un respiro profondo, lo abbraccia e poi si ritira ogni giorno.
Al mio ritorno verso la riva, mi sono voltata un attimo e ho visto l’acqua che stava già risalendo, silenziosa, inesorabile. Un fenomeno curioso, che mi ha stupita e affascinata con lo sguardo di una bambina. Mi sembrava di essere dentro a uno di quei giochi ad incastro, dove ogni elemento si muove come in un domino: qui l’acqua, là il vento, poi il vortice di Naruto, e infine il torii, immobile e sereno, a raccontare tutto senza parlare.
Un’esperienza semplice ma profondamente suggestiva, che parla di equilibrio tra natura e spiritualità, tra forze visibili e invisibili.












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