In un piccolo ristorante di Tokyo, sono ancora ferma qui, ho vissuto un’esperienza culinaria unica: la cottura al tavolo della pregiatissima carne di Kobe. Una fettina sottile, tenera come seta, posata con cura su una piastra rovente. Ero io a cuocerla, lentamente, assaporando ogni istante con rispetto e meraviglia.
La carne sfrigolava appena, quasi timida. Bastavano pochi secondi per lato, poi un tocco di salsa di soia, un boccone che si scioglieva in bocca, lasciando dietro di sé una delicatezza difficile da descrivere.
Non era solo un pranzo, ma un rituale. In Giappone anche il cibo si celebra, si ascolta, si vive con tutti i sensi. E cucinare da sé la carne di Kobe è come rendere omaggio a un dono prezioso della natura.
Un momento da ricordare. Non solo per il sapore, ma per la cura, la lentezza e il rispetto che accompagnano ogni gesto.



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