Durante il mio soggiorno a Tokyo, ho avuto il privilegio di partecipare a un corso di kintsugi, un’antica arte giapponese che mi ha profondamente toccata. Il termine significa letteralmente “riparare con l’oro”, e si riferisce alla pratica di aggiustare oggetti in ceramica rotti usando lacca mescolata a polvere d’oro.
Più che un semplice restauro, il kintsugi è una filosofia: ciò che si rompe non va nascosto, ma valorizzato. Le crepe non sono debolezze da occultare, bensì cicatrici da esaltare con rispetto e bellezza.
Mentre ricomponevo con le mie mani un oggetto rotto, ho riflettuto su quanto questa arte parli anche di noi, delle nostre fragilità, delle cadute e delle rinascite. Ogni frattura racconta una storia.
Tornare a casa con quel piccolo oggetto riparato non è solo un ricordo materiale del mio viaggio, ma un simbolo prezioso: siamo tutti un po’ crepati, ma è proprio lì che può entrare la luce.























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