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giovedì 25 luglio 2013

San Francisco, China Town , Molo Pier 39, i Leoni Marini e la Lombard Street - visita in California -undicesima parte.

Finito il tour dei Canyon, siamo rientrati dopo 5 ore di macchina, a Los Angeles con breve pausa all'Exalibur di Las Vegas per ritirare alcuni effetti personali dimenticati nella cassaforte della camere. Dopo 5 giorni di assenza, ci sono stati restituiti così com'erano, compresi i dollari dimenticati. Il tutto conservato in una grande cassaforte insieme a tante altre cose appartenenti a turisti distratti come me, ma che possono sempre contare sull'onestà degli imprenditori americani.  Si sono fatte le 22,30 ed a quell'ora è difficile trovare un taxi che mi riporti in albergo. Per fortuna, Antony, un ragazzo filippino gentilissimo, ha aspettato insieme al nostro gruppo, finchè tutti  fossimo stati sistemati dentro i taxi, in direzione ognuno del proprio albergo. Io per ultima, diretta a Beverly Hills. Per rompere il ghiaccio, mentre aspettavo, Antony mi raccontava un po' dei suoi trascorsi. Il padre filippino, ha trovato lavoro a Milano come ingegnere, così ha fatto arrivare anche la moglie ed il figlio e nel frattempo continuava gli studi ed imparava l'italiano. Antony cresceva e con lui, la sua ambizione di entrare nel mondo del cinema. Così ha deciso di trasferirsi a Los Angeles e studiare all'università del cinema. Oggi fa l'attore e diversi spot pubblicitari. Conosce bene l'italiano e nel tempo libero si occupa di fare la guida turistica per una società americana, le altre due guide che ci hanno accompagnato in questo tour durato diversi giorni, erano due ragazzi italiani, anch'essi col pallino del cinema e lavorano a contratto con i registi a Hollywood, sono dei ragazzi eccezionali, molto ambiziosi anche loro, con tanta voglia di lavorare bene, tanta pazienza, nel ripetere le nozioni ai turisti distratti. Loro scattano le foto, senza sbuffare mai, a coloro che lo richiedono, all'interno del gruppo. Parlano per noi con le strutture ricettive, ci spiegano tante cose curiose, che al singolo turista fai da te, sfuggirebbero di sicuro. Siamo stati a contatto 5 giorni, siamo stati bene , abbiamo avuto tanta stima nei loro confronti e ci è dispiaciuto lasciarli, ma come tutte le cose belle, c'è sempre una fine. Grazie, Antony, grazie Roberto e grazie Emanuele. Adesso mi ritrovo catapultata a San Francisco a fare il giro della città. Una città davvero particolare. Molto più omogenea rispetto a Los Angeles, se non altro perché li le strade sono molto lunghe e le attrazioni molto distanti tra loro. A Los Angeles è necessario muoversi in taxi o noleggiare una macchina, a piedi è impossibile ed i mezzi pubblico non coprono tutta la città. Visitare Los Angeles è stato molto dispendioso proprio per i trasporti. Invece San Francisco ha le strade lunghe si, ma costellate di negozi, di attrattive, è una città viva, i tram coloratissimi che salgono e scendono per le vie, e le persone si arrampicano sopra, visto che il mezzo è aperto. Le strade si trovano facilmente sulla cartina, sono disposte ad incrocio. C'è una fermata di qualsiasi pullman ogni due isolati ed ogni quarto d'ora passa un mezzo pubblico. I trasporti, funzionano benissimo. Per non parlare dei City bus, che con le guide illustrano tutta la città ai turisti. San Francisco ispira la gente a fare delle belle passeggiate rilassanti. Io esco la mattina alle otto e rientro la sera alle sette. Stanchissima ma soddisfatta del mio giro. Il primo giorno sono andata a piedi a vedere Chinatown, la cui porta si trova vicino all'albergo, il Donatello, una decina di isolati, per loro gli isolati sono blocchi da due edifici ciascuno. È la comunità più grande fuori dalla Cina, dopo quella di Los Angeles. Quasi tutti i cinesi qui parlano discretamente l'inglese, come a Los Angeles, mentre ricordo che quella di New York City, non si era integrata per bene, i cinesi non conoscevano l'inglese. Chinatown brulica di gente che spera di fare affari, tanti ristoranti caratteristici, tanti negozi di oggetti cinesi particolari; per non parlare dei negozi di generi alimentari, dei vari tipi di pane e farine, noci, arachidi dalle forme più strane, il tutto accompagnato da un buon odore invitante. Mi dirigo verso il molo Pier 39, si è fatta l'ora di pranzo e mi è venuta fame. Un pub pieno di gente mi attira, un buon profumo richiama il mio olfatto, mi avvicino e decido di aspettare li il mio turno. Ordino un ricco secondo con una buona bistecca di manzo cotta al sangue ed una bella insalata di verdure miste, inclusi broccoli ed avocado, tutto a crudo; mi informo che il tutto sia "no spices" ed aspetto il piatto che arriva dopo solo 20 minuti. Qui come in altre città americane non si serve il pane a tavola. Peccato, avrei fatto volentieri la scarpetta. Qua in California la carne è ottima e la sanno cucinare molto bene. Dopo pranzo sgranchisco le gambe continuando a passeggiare lungo i moli. In uno di essi vedo degli ammassi di sacchi di yuta, appena si muovono, riconosco i Leoni marini; ce ne sono tantissimi, si agita uno e lo fanno anche gli altri, sono giganteschi,  marroni,  già avevo dimenticato che in questa città ci sono i leoni marini e sono tanti, tutti ammassati sul molo a prendere il sole. La gente non li spaventa, loro non se ne curano, ogni tanto si spostano strisciando. Ma non i scompongono. Finito il giro, ritorno verso la base, ma già che sono in zona, prendo la salita e provo ad andare alla Lombard Street, la via più attorcigliata al mondo; è una strada bellissima piena di vasche di ortensie colorate, è una strada molto particolare, che rimane in alto ed alla fine della salita vi sono diverse curve strettissime, tanto che si merita il titolo di "the crookedest Street" in the world, la strada più attorcigliata, incurvata del mondo. Meritava veramente una visita. Da lassù un panorama mozzafiato si apriva davanti ai miei occhi. Di sera la temperatura, grazie al maestrale, si abbassa notevolmente, così rientrando in albergo, decido di acquistare una sciarpa, una felpa ed un cappello. Sono distrutta, ma una bella doccia mi ridà l'energia necessaria per arrivare fino a cena.


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