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domenica 25 novembre 2012

Una bella raccolta di olive.

La settimana scorsa sono andata in campagna a raccogliere le olive. Quest'anno ho deciso di aspettare all'ultimo momento, anche perchè ha piovuto  poco e le olive sarebbero state prive di succo, asciutte. Dopo una bella settimana di piogge, ho deciso di andare a raccoglierle. In un terreno, non lontano dalla mia città, ho 15 ulivi secolari che non mi tradiscono mai, da anni raccolgo.........
una settantina di chili di olive, che mi ripagano con una quindicina di litri di olio.
La primavera scorsa li ho fatti potare dal giardiniere e seguire da lui per il trattamento contro la mosca olearia. Il raccolto è triplicato, infatti quest'anno abbiamo raccolto 173 chili di olive grandi.Ogni anno mi aiuta una ragazza del posto, Elena, che aspetta sempre che io la chiami per la raccolta. E' molto volenterosa e vuole guadagnare per rendersi indipendente dal padre, invalido che le occupa tutto il tempo. Lei lo assiste con tanto amore, ma ha bisogno di crearsi una famiglia tutta sua, di crescere dei figli.
Elena è una donna d'altri tempi, vive in campagna, gira con la sua bicicletta, che le permette di spostarsi all'interno del villaggio, per attendere a quei lavoretti saltuari che riesce a fare nel periodo della raccolta dei campi e quando occorre preparare le fascine di legna appena tagliata; serena e gioviale con tutti, si fa voler bene e prendere in simpatia. E' una donna che si fida di tutti noi del villaggio e contraccambiamo la sua fiducia con solidarietà ed affetto.
Elena si da un gran da fare e lavora intensamente con passione, quando sale sugli alberi con l'agilità di un gatto per raccogliere anche l'ultima oliva la su, in cima. In due giorni, ossia in 15 ore circa, noi due, abbiamo ripulito ben 15 alberi secolari. Anch'io ho fatto la mia parte, trascorrendo tante ore in cima all'ultimo piolo della scala, tenuta in equilibrio grazie all'elasticità dei  rami a cui mi agrappavo, stando ben attenta a non scivolare col fondo degli stivali ancora bagnato dall'umidità della terra. Le ore trascorrevano veloci, in compagnia di Elena che mi raccontava con discrezione delle sue esperienze di lavoro precedenti, della sua numerosa famiglia, del nipotino appena arrivato, ancora da battezzare, della festa di laurea in scienze infermieristiche di una nipote. Al termine della full immersion nella raccolta delle olive, dovevamo raccogliere gli attrezzi ed io mi dovevo recare al vicino frantoio. Ritiriamo le scale, i teli che hanno accolto le olive cadute dagli alberi ed ora accomodate nelle cassette.
Ho portato le casse, in quattro tempi, nell'arco dei due giorni, al frantoio Casu Isidoro di Maracalagonis, dove ho ricevuto i complimenti per l'eccezionale raccolto. Mi conoscono da diversi anni, e sanno quanto sia mediamente il mio raccolto. Hanno confermato che è stata un'annata eccezionale per tutti i produttori. La resa delle mie olive è di 5 chili a litro. Queste olive sono dette"Bicc'e corroga", ossia becco di cornacchia, seme piccolo e frutto allungato. Il vecchio proprietario mi parlava di resa eccezionale, ma io credevo lo dicesse per convincermi a comprare il terreno. Non era così. Tutto l'olio che produco lo consumo con parsimonia crudo sulle verdure o per condire il risotto in bianco. Arrivata al frantoio, saluto il titolare che con stratta di mano calorosa, mi viene incontro e mi prende le pesanti cassette dalle braccia, le riversa nel defogliatore e da lì, nel cestino verde, insieme a quelle portate il giorno prima. L'attesa è di circa un'ora. Stavo in compagnia di mia figlia, la piccola e di una sua amica, che non era mai stata in un frantoio. Incuriosita, segue tutte le fasi della lavorazione, poi essendo alto il rumore delle macine, sono andate ad attendermi in macchina. Il tempo passa chiacchierando col titolare, che mi fa scattare qualche foto e mi spiega il passaggio delle olive nelle varie fasi della lavorazione. Il cesto gigante verde viene pesato al netto della tara e sollevato fino a scaricare le olive in uno scivolo che le porterà all'interno di una vasca per il lavaggio. Vengono quindi ripescate da un separatore e scolate. Le olive si preparano per attraversare la macina che separerà il frutto dal seme.
Quest'ultimo imbiccherà la strada che lo farà diventare sansa da ardere, mentre la polpa passerà nel separatore che estrarrà l'acqua dall'olio, mandando in lavorazione solo quest'ultimo, espellendo l'acqua. Una centrifuga emulsionerà l'olio, permettendo la rarefazione del porodotto. L'olio resterà depositato per mezz'ora nella camera, la mia era la n° 4, per rilasciare le sospensioni. Trascorsa la mezz'ora, aspetto che dal rubinetto inizi a fuoriuscire copioso il mio olio.
Continuo a parlare col Titolare del frantoio, il quale mi spiega che tutto il processo produttivo avviene al massimo a 28 gradi centigradi, in modo da mantenere intatte le caratteristiche organolettiche del prodotto. L'olio inizia a fuoriuscire, è di un bel color verde smeraldo, di consistenza fluida, tiepido e di un buon profumo fruttato, che si espande nell'aria. Pago e carico le mie taniche in macchina, è già buio, così, stanca ma soddisfatta, mi incammino verso casa.

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