Il film mostra la potenza degli incontri sul ring, certo, ma anche tutta la fragilità che si nasconde dietro un fisico imponente. Il rapporto complicato con la sua compagna, segnato da silenzi e incomprensioni, mi ha toccato molto.
C’è una scena, in particolare, in cui lei rompe un vaso giapponese che Mark voleva regalarle, un pensiero carino per lei, lavorato col kintsugi ed in quel gesto c’è tutta la rabbia, il dolore e la frattura di una relazione che si sta sgretolando. Quella scena mi ha commossa: quel vaso avrebbe potuto essere uno dei miei, riportati dal Giappone, dove ho imparato proprio l’arte del kintsugi.
C’è una scena, in particolare, in cui lei rompe un vaso giapponese che Mark voleva regalarle, un pensiero carino per lei, lavorato col kintsugi ed in quel gesto c’è tutta la rabbia, il dolore e la frattura di una relazione che si sta sgretolando. Quella scena mi ha commossa: quel vaso avrebbe potuto essere uno dei miei, riportati dal Giappone, dove ho imparato proprio l’arte del kintsugi.
Alla fine, The Smashing Machine è una metafora potente: come nell’arte giapponese che esalta le cicatrici, anche Mark Kerr mostra le sue ferite al mondo. E forse, proprio per questo, resta indimenticabile.






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