Quando ho iniziato questo viaggio, non sapevo quanto mi avrebbe cambiata. Ora che i miei passi mi riportano indietro, sento che una parte di me è rimasta laggiù, tra i torii vermigli, le ciotole fumanti di ramen, i silenzi dei templi e gli inchini gentili.
Ho scritto 46 post, ciascuno con la cura che si dedica a qualcosa che si ama davvero. Non sono solo tappe o racconti: sono emozioni, incontri, riflessioni, meraviglia.
Il Giappone non lo si attraversa. Lo si ascolta.
Ho imparato che si può dire tanto anche nel silenzio, che una cerimonia del tè può raccontare più di mille parole e che ogni gesto, se fatto con attenzione, diventa preghiera.
Grazie a chi ha letto, a chi ha camminato idealmente con me. E grazie a te, Giappone, per avermi insegnato la bellezza della lentezza, della gentilezza, del rispetto.
Ora si chiude il diario, ma il viaggio continua... dentro di me.
Arrivederci, Nihon. Con gratitudine.
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